Credito in dichiarazione eccedente rispetto a quello spettante: nessun danno erariale

L’indicazione del credito in dichiarazione in misura eccedente a quella spettante non configura una violazione equiparabile all’indebito o fraudolento uso di tale credito se all’irregolarità formale della dichiarazione non segua il mancato versamento di imposte (Corte di cassazione – sentenza 30 giugno 2020, n. 13101)

In tema di IVA, ove il contribuente, dopo aver utilizzato parzialmente un relativo credito mediante compensazione con altro tributo, negli anni successivi continui a dichiararlo in misura superiore alla residua parte spettante, non è configurabile una violazione equiparabile all’indebito o fraudolento uso di tale credito se all’irregolarità formale della dichiarazione non segua il mancato versamento di imposte.

Solo in caso di mancato versamento delle imposte, il comportamento del contribuente è riconducibile a un concreto danno erariale, non potendo ipotizzarsi un tentativo di illecito fiscale qualora il contribuente tenga una condotta in buona fede e non ponga in essere atti diretti all’utilizzo del maggior credito erroneamente riportato nelle dichiarazioni successive.

Il principio in esame si fonda sulla considerazione che la mera irregolarità relativa alla dichiarazione del credito Iva non può concretizzare un effettivo illecito avente ad oggetto il mancato versamento di imposte, occorrendo che l’illecito sussista effettivamente e che abbia causato un concreto danno erariale.

Agevolazioni fiscali per la delibazione di sentenze ecclesiastiche di nullità del matrimonio

Ai provvedimenti di delibazione delle sentenze ecclesiastiche che dichiarano la nullità del matrimonio concordatario devono ritenersi applicabili le agevolazioni fiscali riconosciute agli atti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o divorzio (Agenzia delle Entrate – Risposta a interpello n. 199 del 2020)

In base alla disciplina relativa ai casi di scioglimento del matrimonio, tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché ai procedimenti anche esecutivi e cautelari diretti ad ottenere la corresponsione o la revisione degli assegni di mantenimento, sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa.
La normativa ricomprende nell’alveo dell’agevolazione tutti gli atti, documenti e provvedimenti che i coniugi pongono in essere nell’intento di regolare i rapporti giuridici ed economici relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso.
Secondo la Corte Costituzionale (sentenza n. 154/1999) l’agevolazione va estesa alla totalità dei tributi afferenti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi alle diverse fasi della crisi del matrimonio, inclusi quindi quelli relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi.
La giurisprudenza, al riguardo, ha affermato che la ratio dell’agevolazione risiede nell’esigenza di alleviare l’accesso alla tutela giurisdizionale, evitando che l’imposizione fiscale possa gravare pesantemente sui coniugi, rendendo ancora più difficile il superamento della crisi che stanno vivendo. In altri termini, nel raffronto tra gli interessi in gioco, il legislatore sacrifica le entrate erariali a favore dei diritti fondamentali della persona, prevedendo un regime impositivo speciale accordato in ragione dei suddetti interessi superiori.
Trattandosi di un’esenzione di natura principalmente oggettiva, posta a presidio delle ragioni sociali di tutela della famiglia, di salvaguardia dell’integrità economica nella crisi familiare, di composizione della crisi coniugale, l‘agevolazione deve ritenersi applicabile anche alla delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio.
La delibazione delle sentenze ecclesiastiche, infatti, costituisce una procedura speciale attraverso la quale, su richiesta di parte (cioè di uno o entrambi i coniugi), si attribuisce efficacia nell’ordinamento giuridico italiano ad una sentenza di nullità del matrimonio pronunciata dai tribunali ecclesiastici.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato, peraltro, che i provvedimenti e gli atti giudiziari del procedimento di delibazione delle sentenze ecclesiastiche di nullità del matrimonio concordatario, in quanto esenti da imposta di registro, non sono soggetti all’obbligo della registrazione, poiché, alla formalità predetta, sono soggetti solo gli atti giudiziari per i quali l’imposta di registro è dovuta.

Comunicazione e scambio di informazioni fiscali: slittano i termini per il Covid-19

È differito al 30 settembre 2020 il termine di comunicazione all’Agenzia delle Entrate delle informazioni sui conti finanziari (DAC2/MCAA/IGA) da parte degli intermediari (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Comunicato 30 giugno 2020, n. 155).

È differito dal 30 giugno 2020 al 30 settembre 2020 il termine per la comunicazione all’Agenzia delle Entrate delle informazioni sui conti finanziari (DAC2/MCAA/IGA) per l’anno 2020 (relative al periodo di reporting 2019) da parte delle istituzioni finanziarie italiane, a causa dell’emergenza sanitaria connessa alla pandemia COVID-19.
La proroga riguarda l’obbligo di comunicazione delle informazioni da scambiare con gli altri Stati membri UE (sulla base della direttiva 2014/107/UE, c.d. DAC2), con gli altri Paesi non UE (sulla base del Multilateral Competent Authority Agreement firmato il 29 ottobre 2014), con gli Stati Uniti (nell’ambito dell’accordo intergovernativo ratificato con legge 18 giugno 2015, n. 95 relativo alla implementazione della legislazione FATCA).

Si attende la pubblicazione del decreto del MEF.

Modifiche alla memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi

In considerazione delle difficoltà conseguenti alla situazione emergenziale provocata dal COVID-19, il decreto legge n. 34/2020 (Rilancio) ha apportato delle modifiche alle disposizioni dell’articolo 2 del decreto legislativo n. 127/2015 in tema di obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 30 giugno 2020, n. 248558).

In particolare, l’articolo 140 del predetto decreto legge ha modificato i termini di adeguamento graduale all’obbligo in argomento da parte degli esercenti al dettaglio e attività assimilate, portando la scadenza ultima al 1° gennaio 2021. Inoltre, l’articolo 141 del decreto legge Rilancio ha prorogato al 1° gennaio 2021 anche l’entrata in vigore della lotteria dei corrispettivi (all’articolo 1, comma 540, della legge n. 232/2016).
Tanto premesso, con il provvedimento in oggetto sono adeguati, rispetto ai nuovi termini, i contenuti dei provvedimenti del 28 ottobre 2016 e successive modificazioni e del 31 ottobre 2019 e successive modificazioni.
Inoltre, viene adeguato il termine di entrata in vigore dell’utilizzo esclusivo del nuovo tracciato telematico dei dati dei corrispettivi giornalieri e del conseguente adeguamento dei Registratori telematici. Al riguardo, al fine di recepire indicazioni provenienti dalle associazioni di categoria è stato aggiornato l’allegato tecnico denominato “Allegato – Tipi di Dati per i Corrispettivi versione 7.0 – giugno 2020”: la modifica ha riguardato la descrizione di alcuni campi del tracciato lasciandone invariata la struttura.
La modifica all’allegato tecnico denominato “Allegato – Tipi Dati Documento Commerciale ai fini Lotteria” si è resa necessaria per classificare alcune altre modalità di pagamento come “Non Riscosso”.
Per quanto riguarda il layout del Documento Commerciale, le modifiche hanno l’obiettivo di assicurare una leggibilità semplificata e l’ottimizzazione del contenuto al fine di ridurre il consumo di carta nel caso di stampa analogica del documento.
Vengono infine adeguati al 31 dicembre 2020 anche i termini entro i quali i produttori possono dichiarare la conformità alle specifiche tecniche di un modello già approvato dall’Agenzia delle entrate.

Per le struttur ricettive, la TARI è dovuta anche per i depositi

Vanno assoggettati alla TARI (tassa relativa alla gestione dei rifiuti in Italia) anche i magazzini destinati al ricovero dei beni strumentali o delle scorte da impiegare nella produzione o nello scambio, che concorrano all’esercizio dell’impresa, e vanno conseguentemente riguardati come aree operative idonee a produrre rifiuti, al pari degli stabilimenti o dei locali destinati alla vendita (Corte di cassazione – sentenza 23 giugno 2020, n. 12301).

A chiarirlo è stata la Corte di Cassazione, ribadendo che è la destinazione funzionale alle attività alberghiera ad incidere sull’applicabilità della TARI, anche con tariffa meno onerosa, sui locali destinati a deposito.

Sono assoggettati all’imposta i magazzini destinati al ricovero dei beni strumentali o delle scorte da impiegare nella produzione o nello scambio, che concorrano all’esercizio dell’impresa, e vanno conseguentemente riguardati come aree operative idonee a produrre rifiuti, al pari degli stabilimenti o dei locali destinati alla vendita, con la conseguenza che spetta al contribuente l’onere della prova dell’esistenza delle condizioni per le quali determinate superfici avrebbero diritto ad una riduzione dell’imposizione.

Infatti, il contribuente ha l’onere di dimostrare che, in relazione all’anno di imposizione, la specifica destinazione aziendale impressa ai depositi comporti una capacità produttiva di rifiuti, diversa (e minore) rispetto alle altre aree operative occupate dalla azienda alberghiera.

In tal caso, spetterebbe l’applicazione della tariffa meno onerosa con puntuale e congruo riferimento alle categorie o sottocategorie della normativa secondaria deliberata dall’Ente impositore

Calabria e Molise: aliquote maggiorate per Irap e addizionale Irpef

Nelle Regioni Calabria e Molise non sono stati raggiunti gli obiettivi previsti nei rispettivi piani di rientro dai deficit sanitari per l’esercizio 2019. Quindi, per l’anno 2020, si applicano le maggiorazioni delle aliquote dell’IRAP e dell’addizionale IRPEF (Agenzia delle Entrate – Comunicato 01 luglio 2020)

Il Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti e il Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza hanno constatato che nell’esercizio 2019 la Regione Calabria e la Regione Molise non hanno raggiunto gli obiettivi previsti nei rispettivi piani di rientro dai deficit sanitari.
Di conseguenza, per l’anno d’imposta 2020, in queste Regioni si applicano le maggiorazioni automatiche dell’aliquota dei tributi regionali. In particolare:
– maggiorazione dello 0,15 per cento dell’aliquota IRAP;
– maggiorazione dello 0,30 per cento dell’aliquota dell’addizionale regionale all’IRPEF.

Ai fini IRAP, la maggiorazione ha effetto sull’acconto per il 2020 che, se dovuto, è determinato con le seguenti modalità:
– con il metodo storico, assumendo quale imposta del periodo precedente quella determinata applicando l’aliquota del 2019 già comprensiva della maggiorazione di 0,15 punti percentuali;
– con il metodo previsionale, assumendo come imposta di riferimento quella determinata applicando al valore della produzione previsto l’aliquota d’imposta maggiorata di 0,15 punti percentuali.

Ai fini dell’addizionale regionale all’IRPEF, considerato che la maggiorazione si applica all’anno d’imposta 2020, di fatto gli effetti si producono nell’anno 2021. Tuttavia, in relazione ai lavoratori dipendenti che cessano il rapporto di lavoro in corso d’anno, i datori di lavoro sono tenuti a trattenere, in sede di conguaglio, l’importo dell’addizionale regionale 2020 e quello delle rate residue dell’addizionale regionale 2019. In tal caso il primo importo (addizionale regionale 2020) è determinato applicando l’aliquota maggiorata, mentre quello relativo all’addizionale regionale 2019 è determinato applicando la previgente aliquota.
In particolare, per il 2020, con riferimento alla Regione Calabria si applica l’aliquota nella misura del 2,03 per cento, mentre per la Regione Molise l’addizionale è calcolata applicando le seguenti aliquote previste per scaglioni di reddito:
– Fino a 15.000 euro, aliquota 2,03%;
– Da 15.001 a 28.000 euro, aliquota 2,23%;
– Da 28.001 a 55.000 euro, aliquota 2,43%;
– Da 55.001 a 75.000 euro, aliquota 2,53%;
– Oltre 75.000 euro, aliquota 2,63%.

SISMA BONUS: asseverazione non contestuale alla richiesta del titolo abilitativo

I benefici fiscali del sisma bonus spettano agli acquirenti delle unità immobiliari ubicate nelle zone sismiche 2 e 3, oggetto di interventi le cui procedure autorizzatorie sono iniziate dopo il 1° gennaio 2017 ma prima del 1° maggio 2019, data di entrata in vigore delle nuove disposizioni, anche se non è stata presentata contestualmente alla richiesta del titolo abilitativo. Tale asseverazione deve essere presentata dall’impresa entro la data di stipula del rogito. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 30 giugno 2020, n. 196)

Nel quesito posto all’amministrazione finanziaria la società istante riferisce che tutti coloro che rivestivano la posizione di proprietari del fabbricato posto nel comune alla data del … 2017 hanno chiesto, al Comune il … 2017, il rilascio del permesso per la demolizione e la ricostruzione dello stesso.
Il … 2017 lo sportello unico per l’edilizia del Comune ha comunicato la possibilità di una determina favorevole al rilascio del permesso di costruire subordinatamente alla presentazione di documenti e all’assolvimento di taluni adempimenti.
Ad oggi non sono stati presentati i documenti richiesti e, pertanto, il permesso di costruire non è stato ancora rilasciato.
Ciò posto, l’istante evidenzia di aver acquistato il … 2019 il fabbricato in esame e di aver presentato richiesta di voltura della sopra citata pratica edilizia.
Il … 2019 il Comune  ha autorizzato la voltura della pratica edilizia.
Tutto ciò considerato, l’istante evidenzia che, trattandosi di intervento da realizzare su un fabbricato in zona sismica 3, mediante demolizione e ricostruzione dell’intero edificio, da parte di impresa di costruzioni, agli acquirenti di immobili spetterebbe, ai sensi dei comma 1-septies dell’articolo 16 del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63 convertito dalla legge n. 90 del 2013, la detrazione del 75% o dell’85% del prezzo della singola unità immobiliare.
In particolare, con riferimento al caso di specie, l’istante nel compiere una ricostruzione della normativa in argomento, cui si rinvia, rileva come le spese (ovvero, il prezzo riportato in atto che si assume come base di calcolo) per le quali spetta la detrazione (c.d. sisma bonus) sono quelle sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021, per gli interventi le cui procedure autorizzative sono iniziate dopo la data di entrata in vigore della presente disposizione (1°gennaio 2017).
Con riferimento al caso in esame, l’istante evidenzia che la presentazione del progetto di demolizione e ricostruzione con richiesta di permesso di costruire è del … 2017, la notifica della Determina favorevole di approvazione del progetto e comunicazione del rilascio del permesso di costruire subordinato alla presentazione di documenti e all’assolvimento di adempimenti è del … 2017, l’acquisto dell’intero fabbricato da parte dell’istante è avvenuto il … 2019), la richiesta della voltura della pratica edilizia è del … 2019), il rilascio dell’autorizzazione alla voltura della pratica edilizia alla società istante è del … 2019.
All’atto della presentazione del progetto di demolizione e ricostruzione con richiesta del permesso di costruire l’istante non ha allegato l’asseverazione del progetto strutturale così come richiesto dal decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti del 28 febbraio 2017, n. 58, come modificato dal decreto ministeriale 7 marzo 2017, n. 65, ai fini dell’ottenimento dei benefici fiscali.
Ciò in quanto, solo con l’entrata in vigore dell’articolo 8 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34 (1° maggio 2019) si è esteso l’ambito di applicazione dell’ articolo 16, comma 1-septies, del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63 (c.d. sisma bonus) alle zone classificate a rischio sismico 2 e 3.
Pertanto, l’istante dichiara che l’asseverazione del progetto “sarà presentata, contestualmente al deposito dei calcoli strutturali, non appena predisposta dal tecnico incaricato, prima del rilascio del permesso di costruire, che pertanto avverrà solo successivamente”.
In particolare, al riguardo, con documentazione integrativa del … prot. N. …, l’istante precisa che, allo stato, “Poichè l’intervento consiste nella demolizione di fabbricato esistente e costruzione di nuovo fabbricato, la classe di rischio post intervento non è certificabile”.
Tutto ciò premesso, al fine di prevenire eventuali contestazioni, l’istante chiede chiarimenti in ordine alla spettanza dei benefici fiscali in capo ai futuri acquirenti degli immobili.
Nel caso in esame, l’Amministrazione finanziaria risponde che l’ottenimento dei benefici fiscali di cui all’art. 16, comma 1-septies, spetta agli acquirenti delle unità immobiliari ubicate nelle zone sismiche 2 e 3, oggetto di interventi le cui procedure autorizzatorie sono iniziate dopo il 1° gennaio 2017 ma prima del 1° maggio 2019, data di entrata in vigore delle nuove disposizioni, anche se l’asseverazione di cui all’articolo 3 del D.M. n. 58 del 2017 non è stata presentata contestualmente alla richiesta del titolo abilitativo.
Tuttavia la richiamata asseverazione deve essere presentata dall’impresa entro la data di stipula del rogito.

Covid-19, chiarimenti sul tirocinio a distanza dai Commercialisti

Fornite precisazioni sullo svolgimento del tirocinio tramite modalità a distanza (CNDCEC – P.O. 60/2020).

Il dominus non può richiedere il prolungamento del tirocinio svolto secondo modalità a distanza, condizione resa necessaria dall’emergenza sanitaria in corso, in ragione della considerazione che l’avvenuta effettuazione dello stesso secondo modalità a distanza “non è stata esaustiva”. La sede di valutazione del tirocinio effettuato (e quindi della sua “esaustività”) è esclusivamente l’esame di Stato dovendo il dominus semplicemente attestare l’effettuazione dello stesso presso il proprio studio professionale (in questo caso secondo le modalità a distanza).

Disconoscimento del credito d’imposta legittimo a seguito di controlli automatizzati

In tema di accertamenti e controlli delle dichiarazioni tributarie, è legittimo il disconoscimento del credito di imposta operato a seguito di controllo automatizzato qualora esso abbia carattere cartolare e non implichi valutazioni, in quanto effettuato sulla base di un riscontro obiettivo dei dati formali della dichiarazione dei redditi o rinvenibili negli archivi dell’anagrafe tributaria (Corte di cassazione – ordinanza 24 giugno 2020, n. 12469).

L’indirizzo interpretativo dei giudici della Corte non contrasta con quanto affermato in altre decisioni, secondo cui, in tema di accertamenti e controlli delle dichiarazioni tributarie, l’iscrizione a ruolo della maggiore imposta è ammissibile solo quando il dovuto sia determinato mediante un controllo meramente cartolare, sulla base dei dati forniti dal contribuente o di una correzione di errori materiali o di calcolo, non potendosi, invece, con questa modalità, risolvere questioni giuridiche, sicché il disconoscimento, da parte dell’Amministrazione finanziaria, di un credito d’imposta non può avvenire tramite l’emissione di cartella di pagamento avente ad oggetto il relativo importo, senza essere preceduta da un avviso di recupero di credito d’imposta o quanto meno bonario.

Va infatti considerato che anche quest’ultimo orientamento subordina la legittimità del controllo automatizzato al carattere meramente cartolare e valutativo del disconoscimento del credito d’imposta, potendo, quest’ultimo, appunto dipendere sia da una valutazione giuridica ed accertativa di inesistenza ovvero non compensabilità del credito (ipotesi nella quale il controllo automatizzato non è ammesso), sia dal riscontro puramente obiettivo della dichiarazione (ipotesi nella quale esso è invece consentito).

Trattamento integrativo ai lavoratori in vigore dal 1° luglio: ecco i codici tributo

Istituiti i codici tributo per l’utilizzo in compensazione da parte dei sostituti d’imposta, tramite i modelli F24 e F24 “enti pubblici” (F24 EP), del credito maturato per effetto dell’erogazione del trattamento integrativo ai lavoratori dipendenti e assimilati. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 26 giugno 2020, n. 35/E)

Ai lavoratori dipendenti e assimilati è prevista una somma a titolo di trattamento integrativo, che non concorre alla formazione del reddito, di importo pari a 600 euro per l’anno 2020 e a 1.200 euro a decorrere dall’anno 2021, alle condizioni indicate dall’articolo 1 del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2020, n. 21 e dall’articolo 128 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34.
Ai sensi delle richiamate disposizioni, i sostituti d’imposta di cui agli articoli 23 e 29 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, riconoscono in via automatica il suddetto trattamento integrativo ripartendolo tra le retribuzioni erogate a decorrere dal 1° luglio 2020, ovvero dalla prima retribuzione utile e comunque entro i termini di effettuazione delle operazioni di conguaglio.
A tal proposito i sostituti d’imposta compensano il credito maturato per effetto dell’erogazione del trattamento integrativo ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
Ciò premesso, per consentire ai sostituti d’imposta di utilizzare in compensazione il suddetto credito, sono istituiti i seguenti codici tributo dei modelli F24 e F24 “enti pubblici” (F24 EP).
Per il modello F24:
– “1701” denominato “Credito maturato dai sostituti d’imposta per l’erogazione del trattamento integrativo – articolo 1, comma 4, del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3”.
In sede di compilazione del modello F24, il codice tributo “1701” è esposto nella sezione “Erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”. Nei campi “rateazione/regione/prov./mese rif.” e “anno di riferimento” sono indicati, rispettivamente, il mese e l’anno in cui è avvenuta l’erogazione del trattamento integrativo, nei formati “00MM” e “AAAA”.
Per il modello F24 “enti pubblici” (F24 EP):
– “170E” denominato “Credito maturato dai sostituti d’imposta per l’erogazione del trattamento integrativo – articolo 1, comma 4, del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3”.
In sede di compilazione del modello F24 EP, il codice tributo “170E” è esposto nella sezione “Erario” (valore F), in corrispondenza delle somme indicate nel campo “importi a credito compensati”. Nei campi “riferimento A” e “riferimento B” sono indicati, rispettivamente, il mese e l’anno in cui è avvenuta l’erogazione del trattamento integrativo, nei formati “00MM” e “AAAA”.
Si rammenta che ai fini dell’utilizzo in compensazione del credito di cui trattasi i modelli F24 devono essere presentati esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. L’utilizzo in compensazione, invece, non deve essere preceduto dalla presentazione della dichiarazione da cui emerge il credito.

Trattamento integrativo

Nelle more di una revisione degli strumenti di sostegno al reddito è stato previsto un “Trattamento integrativo dei redditi di lavoro dipendente e assimilati”:
Tra i redditi di lavoro dipendente sono escluse le pensioni di ogni genere e gli assegni ad esse equiparati. Tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, invece, devono essere considerati:
1) i compensi percepiti, entro i limiti dei salari correnti maggiorati del venti per cento, dai lavoratori soci delle cooperative di produzione e lavoro, delle cooperative di servizi, delle cooperative agricole e di prima trasformazione dei prodotti agricoli e delle cooperative della piccola pesca;
2) le indennità e i compensi percepiti a carico di terzi dai prestatori di lavoro dipendente per incarichi svolti in relazione a tale qualità, ad esclusione di quelli che per clausola contrattuale devono essere riversati al datore di lavoro e di quelli che per legge devono essere riversati allo Stato;
3) le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante;
4) le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione agli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società, associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica, alla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili, alla partecipazione a collegi e commissioni, nonché quelli percepiti in relazione ad altri rapporti di collaborazione aventi per oggetto la prestazione di attività svolte senza vincolo di subordinazione a favore di un determinato soggetto nel quadro di un rapporto unitario e continuativo senza impiego di mezzi organizzati e con retribuzione periodica prestabilita, sempreché gli uffici o le collaborazioni non rientrino nei compiti istituzionali compresi nell’attività di lavoro dipendente, concernente redditi di lavoro dipendente, o nell’oggetto dell’arte o professione, concernente redditi di lavoro autonomo, esercitate dal contribuente;
5) le remunerazioni dei sacerdoti nonché le congrue e i supplementi di congrua;
6) le prestazioni pensionistiche di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, comunque erogate;
7) i compensi percepiti dai soggetti impegnati in lavori socialmente utili in conformità a specifiche disposizioni normative.
Qualora l’imposta lorda, determinata sui redditi di lavoro dipendente e sui redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente sopra indicati, sia di importo superiore a quello della detrazione da lavoro spettante è riconosciuta una somma a titolo di trattamento integrativo di importo pari a 600 euro per l’anno 2020 e a 1.200 euro a decorrere dall’anno 2021, se il reddito complessivo non è superiore a 28.000 euro.

Decorrenza

Reddito complessivo

Trattamento integrativo

Dall’ 1.7.2020 Fino a 28.000 euro  

600 euro

Dall’ 1.1.2021  

1.200 euro

ll trattamento integrativo in esame va rapportato al periodo di lavoro e spetta per le prestazioni rese dal 1° luglio 2020.
I sostituti d’imposta, riconoscono in via automatica il trattamento integrativo in esame ripartendolo fra le retribuzioni erogate a decorrere dal 1° luglio 2020 e verificano in sede di conguaglio la spettanza dello stesso.
Qualora in tale sede il trattamento integrativo riveli non spettante, i medesimi sostituti d’imposta provvedono al recupero del relativo importo, tenendo conto dell’eventuale diritto all’ulteriore detrazione. Nel caso in cui il predetto importo superi 60 euro, il recupero dello stesso va effettuato in otto rate di pari ammontare a partire dalla retribuzione che sconta gli effetti del conguaglio.
I sostituti d’imposta compenseranno il credito maturato per effetto dell’erogazione del trattamento integrativo mediante l’istituto della compensazione.

Al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, per l’anno 2020 il credito di cui all’art. 13, comma 1-bis, del Tuir (bonus Renzi) e il trattamento integrativo di cui all’art. 1 del DL n. 3 del 2020, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 21 del 2020, spettano anche se l’imposta lorda calcolata sui redditi da lavoro dipendente di cui all’art. 49 del Tuir – con esclusione di quelli indicati al co. 2, lettera a) – sia di importo inferiore alla detrazione da lavoro spettante ai sensi dell’art. 13, co. 1, del Tuir, per effetto delle misure a sostegno del lavoro contenute negli artt. 19, 20, 21, 22, 23 e 25 del DL Cura Italia (DL n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 27/2020).
Il bonus Renzi, non attribuito nei mesi in cui il lavoratore fruisce delle misure a sostegno del lavoro di cui agli artt.i da 19 a 22 del DL Cura Italia è riconosciuto dal sostituto d’imposta a decorrere dalla prima retribuzione utile e comunque entro i termini di effettuazione delle operazioni di conguaglio. (Art. 128, DL Rilancio n. 34 del 19 maggio 2020).
Si prevede, quindi, che il credito di 80 euro e il trattamento integrativo di 100 euro, spettanti, rispettivamente, fino al 30 giugno 2020 e dal 1° luglio 2020 ai lavoratori dipendenti in possesso dei requisiti previsti nelle citate disposizioni sono riconosciuti anche nel caso in cui il lavoratore risulti incapiente per effetto del minor reddito di lavoro dipendente prodotto nell’anno 2020 a causa delle conseguenze connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.
In sostanza, il datore di lavoro riconosce i predetti benefici spettanti con riferimento al periodo nel quale il lavoratore fruisce delle misure di sostegno al lavoro contenute negli artt. 19, 20, 21, 22, 23 e 25 del DL Cura Italia assumendo, in luogo degli importi delle predette misure di sostegno, la retribuzione contrattuale che sarebbe spettata in assenza dell’emergenza sanitaria da COVID 19.
Altresì si prevede che il sostituto d’imposta eroghi al lavoratore le somme che quest’ultimo non ha percepito a titolo di credito (bonus Renzi) nel periodo in cui lo stesso ha fruito delle misure a sostegno del lavoro ai sensi degli articoli da 19 a 22 del DL Cura Italia. In particolare, è stabilito che le predette somme siano corrisposte a partire dalla prima retribuzione utile erogata al lavoratore e, comunque, entro il termine di effettuazione delle operazioni di conguaglio.

Ulteriore detrazione fiscale

In vista di una revisione strutturale del sistema delle detrazioni fiscali, agli stessi titolari dei redditi di lavoro dipendente e dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente sopra indicati, spetta una “ulteriore detrazione” dall’imposta lorda, rapportata al periodo di lavoro.
L’ulteriore detrazione spetta per le prestazioni rese dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2020 e l’importo è pari a:
a) 480 euro, aumentata del prodotto tra 120 euro e l’importo corrispondente al rapporto tra 35.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.000 euro, se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 28.000 euro ma non a 35.000 euro;
b) 480 euro, se il reddito complessivo è superiore a 35.000 euro ma non a 40.000 euro; la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 40.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 5.000 euro.

Decorrenza

Reddito complessivo

Ulteriore detrazione

Dall’ 1.7. 2020 al 31.12.2020 da 28.001euro a 35.000 euro 480 euro + 120 euro x (35.000 euro – reddito complessivo)/7.000 euro
da 35.001 euro a 40.000 euro 480 euro x (40.000 euro – reddito complessivo)/5.000 euro

I sostituti d’imposta riconoscono l’ulteriore detrazione ripartendola fra le retribuzioni erogate a decorrere dal 1° luglio 2020 e verificano in sede di conguaglio la spettanza della stessa. Qualora in tale sede l’ulteriore detrazione si riveli non spettante, i medesimi sostituti d’imposta provvedono al recupero del relativo importo. Nel caso in cui il predetto importo superi 60 euro, il recupero dell’ulteriore detrazione non spettante è effettuato in otto rate di pari ammontare a partire dalla retribuzione che sconta gli effetti del conguaglio.

Calcolo del reddito complessivo
Per l’applicazione di tali misure, ai fini della determinazione del reddito complessivo, rileva anche la quota esente dei redditi agevolati ai sensi dell’articolo 44, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 (Incentivi per il rientro in Italia di ricercatori residenti all’estero) e dell’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147 (Regime speciale per lavoratori impatriati). Il medesimo reddito complessivo va assunto al netto del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e di quello delle relative pertinenze.

Abrogazione “bonus Renzi”
A seguito dell’entrata in vigore di tali misure, il comma 1-bis dell’articolo 13 del TUIR (Bonus Renzi) è abrogato dal 1° luglio 2020.