Bonus edilizi e Superbonus: chiarimenti su visto di conformità e asseverazione

Pubblicate le linee guida delle Entrate in materia di Superbonus e altre agevolazioni nel settore dell’edilizia alla luce delle modifiche introdotte dal Dl 157/2021. In particolare, il Fisco fornisce indicazioni ai contribuenti e agli operatori sui nuovi obblighi relativi al visto di conformità (che attesta il diritto al beneficio) e all’asseverazione (che attesta la congruità delle spese) sia per il Superbonus sia per gli altri bonus edilizi (Agenzia delle Entrate – Circolare 29 novembre 2021, n. 16/E).

In materia di Superbonus, una novità riguarda il visto di conformità sui dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti dell’agevolazione. Il decreto anti-frodi, infatti, ha esteso l’obbligo del visto di conformità anche nel caso in cui bonus sia utilizzato come detrazione in dichiarazione e non più, quindi, solo in caso di opzione per la cessione del credito o dello sconto in fattura, come previsto in precedenza. La novità si applica alle fatture emesse e ai relativi pagamenti intervenuti a decorrere dal 12 novembre 2021, data di entrata in vigore del D.L. n. 157/2021: questo criterio temporale vale per le persone fisiche (compresi gli esercenti arti e professioni) e gli enti non commerciali cui si applica il criterio di cassa, ma anche per le imprese individuali, le società e gli enti commerciali cui si applica il criterio di competenza. Con una eccezione, però: il visto di conformità rimane non obbligatorio se la dichiarazione è presentata direttamente dal contribuente attraverso l’utilizzo della dichiarazione precompilata predisposta dall’Agenzia (modello 730 o modello Redditi), oppure tramite il sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale (modello 730). Niente visto di conformità ad hoc per il Superbonus anche quando sussiste il visto di conformità sull’intera dichiarazione già richiesto in alcune circostanze. La circolare specifica, infine, che le spese sostenute per l’apposizione del visto sono detraibili anche nel caso in cui il contribuente fruisca del Superbonus direttamente nella propria dichiarazione dei redditi.
Per tutti gli altri bonus diversi dal Superbonus, la nuova attestazione è necessaria solo in caso di cessione del credito o di sconto in fattura.
L’attestazione che deve riferirsi a lavori che siano almeno iniziati, certifica la congruità della spesa sostenuta in considerazione della tipologia dei lavori, cioè il rispetto dei costi massimi.
L’obbligo di apposizione del visto di conformità e dell’attestazione della congruità delle spese si applica alle comunicazioni trasmesse in via telematica all’Agenzia delle Entrate a partire dal 12 novembre 2021. Le comunicazioni delle opzioni inviate entro l’11 novembre 2021, per le quali l’Agenzia abbia rilasciato regolare ricevuta di accoglimento, non sono soggette alla nuova disciplina, per cui non sono richiesti l’apposizione del visto di conformità e l’attestazione della congruità delle spese. Inoltre, l’obbligo di apposizione del visto di conformità e dell’asseverazione non si applica ai contribuenti che prima del 12 novembre 2021 in relazione ad una fattura da parte di un fornitore, abbiano assolto il relativo pagamento a loro carico ed esercitato l’opzione per la cessione, attraverso la stipula di accordi tra cedente e cessionario, o per lo sconto in fattura, mediante la relativa annotazione, anche se non abbiano ancora provveduto alla comunicazione all’Agenzia delle entrate.
Entro cinque giorni lavorativi dall’invio delle comunicazioni delle opzioni per lo sconto o per le cessioni dei crediti, l’Agenzia delle Entrate può sospendere, per un periodo non superiore a trenta giorni, gli effetti di queste comunicazioni se emerge un determinato profilo di rischio. Di conseguenza, il termine di scadenza previsto per l’utilizzo del credito è prorogato per un periodo pari a quello di sospensione degli effetti della comunicazione stessa (al massimo di 30 giorni). Oltre a questi controlli a monte, per evitare la circolazione di crediti indebiti, l’Agenzia effettuerà controlli e accertamenti a posteriori, secondo quanto previsto dalla legge.

Tutto pronto per le istanze Cfp “attività chiuse” e “perequativo”

L’Agenzia delle Entrate, con i provvedimenti del 29 novembre 2021, nn. 336230 e n. 336196, ha approvato il modello e le specifiche tecniche da utilizzare per la presentazione della domanda dal 02 al 21 dicembre 2021 del contributo a fondo perduto destinato a ristorare le attività che nel 2021 hanno subito chiusure prolungate (ad es. le discoteche) (art. 2, D.L. n. 73/2021, conv. con modif. in L. n. 106/2021; art. 11, D.L. n. 105/2021, conv. con modif. in L. n. 126/2021) e della domanda dal 29 novembre al 28 dicembre 2021 del contributo a fondo perduto perequativo (art. 1, co. da 16 a 27, D.L. n. 73/2021, conv. con modif. in L. n. 106/2021).

Contributo a fondo perduto attività chiuse

I titolari di discoteche, sale da ballo e di altre attività, come cinema, teatri, palestre e piscine rimaste chiuse per effetto delle restrizioni introdotte per contrastare l’epidemia, possono richiedere i contributi a fondo perduto previsti dal decreto “Sostegni bis”.

Le domande potranno essere presentate all’Agenzia delle Entrate in via telematica dal 2 dicembre fino al 21 dicembre 2021. Due sono le tipologie di contributo:

– uno, fino a 25mila euro, per discoteche, sale da ballo e simili che risultavano chiuse al 23 luglio 2021 e

– un secondo, con tetto a 12 mila euro, per tutte le attività operative in diversi settori (dallo svago al benessere, dallo sport all’intrattenimento) rimaste chiuse per almeno 100 giorni tra il 1° gennaio e il 25 luglio 2021.

In particolare, il primo contributo spetta, in primo luogo, alle imprese che alla data del 23 luglio 2021 (con partita Iva attivata in data precedente) svolgevano in modo prevalente l’attività individuata dal codice Ateco 2007 “93.29.10” relativo a discoteche, sale da ballo, night-club e simili, e che alla stessa data erano chiuse per effetto delle disposizioni di contenimento dell’epidemia da Covid-19. A ciascun beneficiario spetterà un contributo di pari entità che sarà calcolato sulla base del numero di richiedenti, fino a un massimo di 25.000 euro per destinatario.

Il secondo contributo è invece destinato alle imprese che alla data del 26 maggio 2021, con partita Iva attivata in data precedente, svolgevano in via prevalente una delle restanti attività rimaste chiuse (Allegato 1 del decreto Ministero dello Sviluppo Economico 09 settembre 2021). Il contributo spetta se per l’attività svolta in modo prevalente sono state previste chiusure dovute alle disposizioni di contenimento dell’epidemia, per un periodo complessivo di almeno cento giorni tra il 1° gennaio 2021 e il 25 luglio 2021.

In questa seconda agevolazione rientrano, ad esempio, la gestione di cinema, musei, piscine, palestre, parchi di divertimento, l’organizzazione di feste e cerimonie, ma anche le stesse discoteche, sale da ballo e simili destinatarie della prima tipologia di sostegno, dal momento che le due tipologie di sostegno non sono alternative fra loro. Il secondo contributo spetta in misura variabile da 3.000 a 12.000 euro a seconda del livello di ricavi del richiedente, della disponibilità di risorse e dell’ammontare complessivo delle richieste ammissibili.

I contributi riconosciuti verranno accreditati direttamente sul conto corrente indicato nell’istanza.

La domanda va inviata, anche da un intermediario delegato alla consultazione del cassetto fiscale o provvisto di specifica delega, utilizzando i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate.

La trasmissione può essere effettuata a partire dal 2 dicembre fino al 21 dicembre 2021, e in caso di errore, sempre entro il termine del 21 dicembre, è possibile presentare una nuova istanza sostitutiva oppure una rinuncia al contributo precedentemente richiesto. Il sostegno spettante verrà accreditato direttamente sul conto corrente del beneficiario indicato nell’istanza.

Contributo a fondo perduto perequativo

L’Agenzia delle Entrate ha definito anche il contenuto informativo, le modalità e i termini di presentazione della domanda per il riconoscimento del contributo a fondo perduto cosiddetto “perequativo” introdotto dal Decreto Sostegni-bis (DL. n. 73/2021).

La trasmissione dell’istanza può essere effettuata a partire dal 29 novembre e fino al 28 dicembre 2021.

L’ammontare del contributo è determinato applicando una percentuale “variabile”, correlata ai ricavi del beneficiario, alla differenza tra il risultato economico d‘esercizio del periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019 e il risultato economico di esercizio del periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020, diminuita degli eventuali contributi a fondo perduto già riconosciuti dall’Agenzia delle entrate.

In particolare, le diverse percentuali applicabili, stabilite con il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 12 novembre 2021, sono le seguenti:

– 30% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono inferiori o pari a 100.000 euro;

– 20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 100.000 e 400.000 euro;

– 15% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 400.000 e 1.000.000 di euro;

– 10% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 1.000.000 e 5.000.000 di euro;

– 5% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 5.000.000 e10.000.000 di euro.

Il contributo non spetta qualora l’ammontare complessivo dei contributi a fondo perduto già riconosciuti dall’Agenzia delle entrate, sia uguale o superiore alla differenza tra il risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 e quello relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020.

Ove spettante, l’importo del contributo non può in ogni caso superare i 150.000 euro.

Il contributo spetta a patto che il risultato economico d’esercizio (non il fatturato quindi) relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020 sia inferiore almeno del 30% rispetto al risultato economico d’esercizio relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019.

Tale percentuale è stata stabilita con apposito decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 12 novembre 2021.

Il contributo spetta ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte e professione o che producono reddito agrario, titolari di partita IVA residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, che nel secondo periodo di imposta antecedente al periodo di entrata in vigore del citato decreto abbiano conseguito un ammontare di ricavi o di compensi non superiore a dieci milioni di euro.

Rimangono esclusi sia gli enti pubblici sia gli intermediari finanziari e le società di partecipazione. Il contributo, invece, spetta anche agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione allo svolgimento di attività commerciali.

Per la richiesta del contributo, i soggetti sono tenuti ad inviare l’istanza, esclusivamente mediante i canali telematici dell’Agenzia a partire dal 29 novembre e fino al 28 dicembre 2021 o tramite il servizio web disponibile nell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi” del sito internet delle Entrate a partire dal 30 novembre e fino al 28 dicembre 2021. L’istanza può essere presentata solo se la dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020 è stata presentata entro il 30 settembre 2021 e quella relativa al periodo in corso al 31 dicembre 2019 entro i 90 giorni successivi al termine di presentazione, comunque non oltre il 30 settembre 2021. Anche per il contributo “perequativo” il soggetto richiedente può scegliere, irrevocabilmente, se ottenere l’importo totale come accredito sul conto corrente bancario o postale a lui intestato oppure se optare per il credito d’imposta da utilizzare in compensazione tramite modello F24.

Prima di effettuare l’accredito, l’Agenzia delle entrate effettua una serie di controlli sui dati presenti nell’istanza e quelli in Anagrafe Tributaria, al fine di individuare eventuali anomalie e incoerenze che potrebbero determinare lo scarto della richiesta.

L’erogazione del contributo è effettuata, in base alla scelta del richiedente, mediante riconoscimento di credito d’imposta o accredito sul conto corrente indicato nell’istanza, intestato al codice fiscale del soggetto, persona fisica o persona diversa dalla persona fisica che ha richiesto il contributo.

Regolarizzazione errata applicazione esonero Irap: termine di versamento

Scade oggi il termine di versamento per regolarizzare l’errata applicazione del cd. “Taglio Irap” disposto dal Decreto Rilancio, mediante il versamento dell’imposta non versata senza applicazione di sanzioni né interessi (Art. 5, D.L. n. 132/2021, conv. con modif. in Legge n. 178/2021)

Tra le misure approvate con il DL Rilancio per sostenere le imprese e i professionisti in relazione alla crisi economica determinata dall’emergenza Covid19 è stato previsto il taglio del versamento dell’IRAP da pagare a giugno 2020 (art. 24, del DL n. 34/2020).
In particolare, la norma stabilisce che non è dovuto il versamento:
– del saldo IRAP relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019, fermo restando il versamento dell’acconto dovuto per il medesimo periodo di imposta;
– della prima rata dell’acconto IRAP relativo al periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019.

Il beneficio si applica in modo generalizzato ai soggetti passivi IRAP, con esclusione limitatamente ad alcuni soggetti individuati espressamente dalla norma. In particolare, devono ritenersi esclusi i soggetti:
– che determinano il valore della produzione netta secondo gli articoli 7 e 10-bis del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (imprese di assicurazione, amministrazioni pubbliche e organi dello Stato);
– di cui all’articolo 162-bis del TUIR (intermediari finanziari e società di partecipazione);
– con volume di ricavi o compensi superiori a 250 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020.

La norma stabilisce, inoltre, che l’importo della prima rata di acconto è comunque escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo per lo stesso periodo d’imposta. Quindi, anche se non è versato, l’importo della prima rata di acconto assume il valore di un acconto figurativo, per cui in sede di determinazione del saldo per il periodo d’imposta 2020 va detratto dall’imposta dovuta.

L’esonero dai suddetti versamenti IRAP è condizionato al rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”, e successive modifiche (cd. Temporary framework).
In considerazione delle problematiche operative riscontrate nell’applicazione di tali limiti, il “Decreto Agosto” (art. 42-bis, co. 5, del D.L. n. 104 del 2020) ha stabilito che in caso di errata applicazione del cd. “taglio dell’Irap”, in relazione alla determinazione dei limiti e delle condizioni previsti dal Temporary Framework, il mancato versamento dell’IRAP può essere regolarizzato senza applicazioni di sanzioni né interessi.

L’articolo 5 del Decreto Legge 30 settembre 2021, n. 132 ha stabilito che la regolarizzazione, con il pagamento dell’IRAP non versata senza applicazioni di sanzioni né interessi, deve essere effettuata entro il 30 novembre 2021.

Bonus tessile e moda: in arrivo il codice tributo

Istituito il codice tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa operanti nell’industria tessile, della moda e degli accessori (Agenzia delle entrate – Risoluzione 30 novembre 2021, n. 65/E)

L’articolo 48-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, prevede il riconoscimento di un credito d’imposta a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa operanti nell’industria tessile e della moda, della produzione calzaturiera e della pelletteria (settore tessile, moda e accessori), alle condizioni e nei termini ivi previsti.
Per consentire ai beneficiari l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta in argomento tramite il modello F24, è istituito il seguente codice tributo:
– “6953” denominato “CREDITO D’IMPOSTA TESSILE, MODA E ACCESSORI – articolo 48-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34”.
In sede di compilazione del modello di pagamento F24, ai fini dell’utilizzo in compensazione del credito d’imposta, il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”. Nel campo “anno di riferimento” è indicato l’anno di riconoscimento del credito d’imposta, nel formato “AAAA”.

Ristori Enti Terzo Settore: al via le domande di contributo

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha definito le modalità e i termini di accesso al contributo previsto in favore degli Enti del Terzo Settore che nel corso dell’anno 2020 abbiano cessato o ridotto l’esercizio delle proprie attività statutarie di interesse generale in conseguenza delle misure anti Covid-19. Le domande possono essere presentate da oggi e fino all’11 dicembre 2021 tramite l’apposita piattaforma “Ristori Enti del Terzo Settore” disponibile all’indirizzo istituzionale servizi.lavoro.gov.it (Decreto 26 novembre 2021, n. 614).

Al fine di far fronte alla crisi economica degli enti del Terzo settore, determinatasi in ragione delle misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 è stato istituito un Fondo straordinario per il sostegno degli enti del Terzo settore, con una dotazione di 70 milioni di euro per l’anno 2021, per interventi in favore delle organizzazioni di volontariato, delle associazioni di promozione sociale (APS) e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS).
Con il decreto del 30 ottobre 2021 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha stabilito i criteri di ripartizione delle risorse afferenti al Fondo straordinario per il sostegno degli enti del Terzo settore, anche al fine di assicurare l’omogenea applicazione della misura su tutto il territorio nazionale.
Con il Decreto 26 novembre 2021, n. 614 sono individuati i termini e le modalità di presentazione delle domande di accesso ai contributi.

Soggetti beneficiari

Possono presentare istanza di contributo:
– le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali e delle Province autonome di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266;
– le associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale, regionali e delle Province autonome di Trento e Bolzano di cui all’articolo 7 della legge 7 dicembre 2000, n. 383;
– le organizzazioni non lucrative di utilità sociale di cui all’articolo 10, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 iscritte nella relativa anagrafe.
In particolare possono beneficiare del contributo i suddetti Enti che nel corso dell’anno 2020 abbiano cessato o ridotto l’esercizio delle proprie attività statutarie di interesse generale in conseguenza delle misure per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 ricomprese nei codici ATECO previsti dal Decreto del 30 ottobre 2021.

Ai fini dell’ammissione al contributo, il requisito dell’iscrizione nei relativi registri da parte dei soggetti beneficiari deve risultare alla data di presentazione dell’istanza ed essere stata conseguita in una data anteriore al 25 dicembre 2020.

Modalità e termini di presentazione

Le istanze devono essere presentate esclusivamente attraverso la piattaforma elettronica denominata “Ristori Enti Terzo Settore” disponibile all’indirizzo istituzionale servizi.lavoro.gov.it a partire dalle ore 8.00 del 29 novembre 2021 fino alle ore 23.59.59 dell’ 11 dicembre 2021.
I soggetti iscritti nel registro nazionale delle associazioni di promozione sociale di cui all’articolo 7 della legge n. 383 del 2000 presentano le istanze anche in nome e per conto delle proprie articolazioni territoriali e dei circoli affiliati iscritti al medesimo registro.
È ammessa da parte di ciascun ente la presentazione di una sola istanza di contributo indipendentemente dall’iscrizione in diversi registri.
Eventuali richieste di assistenza tecnica riguardanti esclusivamente l’uso del portale possono essere indirizzate al seguente link: https://urponline.lavoro.gov.it/s/crea-case?language=it. Nella pagina web l’utente dovrà selezionare la categoria “Ristori Enti Terzo settore 2021” e compilare il relativo form.

Risorse finanziarie

Le risorse finanziarie complessivamente disponibili ammontano a 210 milioni di euro.
Al fine di assicurare l’omogenea applicazione della misura su tutto il territorio nazionale, il contributo assegnato a ciascun ente sarà determinato sulla base della seguente formula: totale delle risorse disponibili/numero di domande ammesse.
Agli enti che hanno dichiarato un ammontare complessivo delle entrate, comunque denominate, risultante dall’ultimo bilancio consuntivo approvato dai competenti organi statutari superiore a 100 mila euro, la misura del contributo assegnato è incrementata del 30 per cento.
In ogni caso, il contributo massimo assegnabile a ciascun ente non potrà superare l’importo di 5 mila euro.

Quantificazione del contributo

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali provvede al caricamento nella piattaforma elettronica “Ristori Enti Terzo Settore” degli elenchi degli enti che hanno superato la fase di controllo preventivo e quantifica l’importo spettante a ciascun beneficiario.
Lo stesso Ministero riserva a sé la quota parte delle risorse finanziarie necessaria all’erogazione del contributo a favore delle associazioni di promozione sociale a carattere nazionale, nonché delle loro articolazioni territoriali e dei circoli affiliati, iscritte nel registro nazionale. Inoltre, provvede al trasferimento delle restanti risorse alle Regioni e alle Province autonome ai fini dell’erogazione del contributo alle associazioni di promozione sociale e alle organizzazioni di volontariato iscritte nei rispettivi registri regionali e delle Province autonome di Trento e Bolzano, nonché agli enti iscritti all’anagrafe delle ONLUS, aventi la propria sede legale nel territorio di ciascuna Regione o Provincia autonoma.

Controlli

I controlli sono suddivisi: uno di carattere preventivo e un altro successivo all’erogazione.
Il controllo preventivo mira ad accertare la sussistenza del requisito soggettivo di legittimazione all’accesso alla misura (l’iscrizione dell’ente in uno dei registri vigenti).
Il controllo successivo all’erogazione del contributo è svolto dalle singole Amministrazioni erogatrici con metodologia a campione (nella misura minima del 5% dei soggetti beneficiari), e mira a verificare la veridicità degli ulteriori elementi dichiarati nell’istanza: volume delle entrate; coerenza dell’attività pregiudicata dalla situazione pandemica con l’oggetto sociale risultante dallo statuto dell’ente; rispetto del divieto di cumulo.
In caso di accertata indebita percezione – totale o parziale – della misura, sono recuperate le somme indebitamente percepite, maggiorate degli interessi legali maturati.

Bonus industria tessile: definita la percentuale del credito d’imposta

L’Agenzia delle Entrate con il provvedimento 26 novembre 2021, n. 334506 ha determinato la percentuale del credito d’imposta effettivamente fruibile dai soggetti operanti nell’industria tessile, della moda, della produzione calzaturiera e della pelletteria di cui all’art. 48-bis, D.L. n. 34/2020, conv. con modif. in L. n. 77/2020.

L’art. 48-bis, D.L. n. 34/2020, conv. con modif. in L. n. 77/2020 previsto un credito d’imposta a favore dei soggetti operanti nell’industria tessile, della moda, della produzione calzaturiera e della pelletteria, in misura pari al 30% del valore delle rimanenze finali di magazzino relative al periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del D.P.C.M. 09 marzo 2020  e a quello in corso al 31 dicembre 2021, eccedente la media del medesimo valore registrato nei tre periodi d’imposta precedenti a quello di spettanza del beneficio.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione nel periodo d’imposta successivo a quello di maturazione.

Il provvedimento dell’Agenzia delle entrate prot. n. 262282 dell’11 ottobre 2021 ha previsto che, ai fini del rispetto del limite di spesa, l’ammontare massimo del credito d’imposta fruibile è pari al credito d’imposta richiesto moltiplicato per la percentuale resa nota con successivo provvedimento.

Con il provvedimento del 26 novembre 2021 è stata resa nota la suddetta percentuale che è pari al 64,2944%.

Pertanto, la percentuale del credito d’imposta effettivamente fruibile da ciascun beneficiario è pari al 64,2944 per cento dell’importo del credito richiesto.

Con successiva risoluzione sarà istituito il codice tributo da indicare nel modello F24 per utilizzare in compensazione il credito d’imposta di cui trattasi.

Sul bonus, l’Agenzia ha inoltre specificato che, in deroga a quanto previsto nelle istruzioni del quadro RU dei modelli REDDITI 2021, che il credito relativo al periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 9 marzo 2020 deve essere indicato nel quadro RU del modello

REDDITI relativo al periodo d’imposta 2021.

Transfer pricing: indicazioni per la documentazione conformità al principio di libera concorrenza

Forniti chiarimenti in merito alla nuova disciplina concernente la documentazione idonea a consentire il riscontro della conformità al principio di libera concorrenza delle condizioni e dei prezzi di trasferimento praticati dalle imprese multinazionali (Agenzia delle Entrate – Circolare 26 novembre 2021, n. 15/E).

I contribuenti possono beneficiare della non applicazione della sanzione amministrativa per infedele dichiarazione (art. 1, co. 6, e art. 2, co. 4-ter, D.Lgs. n. 471/1997), derivanti da eventuali rettifiche del valore di libera concorrenza dei prezzi di trasferimento praticati, nel caso in cui sia resa disponibile all’Amministrazione finanziaria la documentazione prevista e tale documentazione venga valutata idonea da parte degli addetti alle attività di controllo.
La circolare:
– approfondisce le finalità e la struttura della documentazione idonea, con riguardo ai contenuti dei documenti denominati Masterfile e Documentazione Nazionale ed illustra inoltre gli aspetti riguardanti la documentazione relativa alle stabili organizzazioni, quella ritenuta idonea per le piccole e medie imprese e la documentazione da predisporre qualora i contribuenti scelgano l’approccio semplificato per valorizzare un’operazione infragruppo consistente nella prestazione di servizi a basso valore aggiunto;
– chiarisce i profili connessi alle forme, all’estensione e alle condizioni di efficacia della documentazione idonea. In tale ambito, è specificato che il Masterfile e la Documentazione Nazionale devono essere firmati dal legale rappresentante del contribuente, o da un suo delegato, mediante firma elettronica con marca temporale da apporre entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi;
– illustra gli aspetti riguardanti la comunicazione del possesso della documentazione idonea. A tal fine viene chiarito che la comunicazione può essere effettuata anche con la dichiarazione presentata entro novanta giorni dallo spirare del termine ordinario di presentazione, sia essa tardiva oppure integrativa/sostitutiva di quella già presentata; inoltre, ricorrendone le condizioni, il possesso della documentazione idonea può essere comunicato anche tardivamente avvalendosi dell’istituto della remissione in bonis.

Teatro e spettacoli: determinazione della percentuale del credito d’imposta

La percentuale del credito d’imposta effettivamente fruibile da ciascun beneficiario è pari al 4,1881 per cento (10.000.000/238.769.850) dell’importo del credito richiesto (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 26 novembre 2021, n. 334497)

Il Decreto Sostegni (art. 36-bis del decreto-legge n. 41 del 2021) ha previsto il riconoscimento di un credito d’imposta alle imprese esercenti le attività teatrali e gli spettacoli dal vivo, che nell’anno 2020 hanno subito una riduzione del fatturato di almeno il 20 per cento rispetto all’anno 2019. Il credito d’imposta è pari al 90 per cento delle spese sostenute nell’anno 2020 per la realizzazione delle suddette attività ed è utilizzabile in compensazione tramite modello F24.
Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, sono stati stabiliti i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta, al fine del rispetto del limite di spesa di 10 milioni di euro.
In proposito, ha previsto, tra l’altro, che:
– la comunicazione delle spese per accedere al credito d’imposta poteva essere inviata dal 14 ottobre 2021 al 15 novembre 2021;
– ai fini del rispetto del limite di spesa, l’ammontare massimo del credito d’imposta fruibile è pari al credito d’imposta richiesto moltiplicato per la percentuale resa nota con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. Detta percentuale è ottenuta rapportando il limite di spesa (10 milioni di euro) all’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti nel periodo di cui al punto precedente.
Tanto premesso, l’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti, in base alle istanze validamente presentate a tutto il 15 novembre 2021, è risultato pari a 238.769.850 euro, a fronte di 10 milioni di euro di risorse disponibili, che costituiscono il limite di spesa.
Pertanto, con il presente provvedimento si rende noto che la percentuale del credito d’imposta effettivamente fruibile da ciascun beneficiario è pari al 4,1881 per cento (10.000.000/238.769.850) dell’importo del credito richiesto.
Con successiva risoluzione sarà istituito il codice tributo da indicare nel modello F24 per utilizzare in compensazione il credito d’imposta di cui trattasi.

Lieve ritardo nel pagamento dell’avviso bonario: la sanzione è piena

In tema di sanzioni per omesso o ritardato versamento delle imposte dovute, la riduzione prevista in caso di ritardo lieve (entro 15 gg.), non si applica nell’ipotesi di ritardato versamento rispetto al termine stabilito in sede di controllo formale della dichiarazione con la comunicazione di irregolarità (cd. avviso bonario). (Corte di Cassazione – Ordinanza 25 novembre 2021, n. 36577).

Nel caso esaminato dalla Corte di Cassazione, il contribuente ha effettuato il pagamento delle somme accertate con un ritardo di tre giorni rispetto al termine indicato nella comunicazione di irregolarità con la quale, a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione, l’Agenzia delle Entrate aveva accertato l’omesso versamento delle imposte dovute. Di conseguenza, l’Agenzia delle Entrate ha irrogato la sanzione nella misura ordinaria (30 per cento).
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente, ritenendo applicabile la riduzione della sanzione prevista per il ritardo lieve, ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 471 del 1997.

Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte Suprema ha riformato la decisione dei giudici tributari.

Secondo la disciplina in materia di riscossione delle somme dovute a seguito dei controlli automatici delle dichiarazioni fiscali (art. 2, co. 2 del D.Lgs. n. 462 del 1997): l’iscrizione a ruolo non è eseguita, in tutto o in parte, se il contribuente o il sostituto d’imposta provvede a pagare le somme dovute (…), entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione, prevista dai commi 3 degli articoli 36-bis del DPR n. 600 del 1973 e 54-bis del DPR n. 633 del 1972, ovvero della comunicazione definitiva contenente la rideterminazione in sede di autotutela delle somme dovute, a seguito dei chiarimenti forniti dal contribuente o dal sostituto d’imposta. In tal caso, l’ammontare delle sanzioni amministrative dovute è ridotto ad un terzo e gli interessi sono dovuti fino all’ultimo giorno del mese antecedente a quello dell’elaborazione della comunicazione”.
Pertanto, il beneficio della riduzione delle sanzioni ad un terzo, opera quando, entro il termine ivi previsto, venga eseguito il pagamento integrale.

In materia di sanzioni per ritardati od omessi versamenti diretti e altre violazioni in materia di compensazione (art. 13, co. 1 del d.lgs. n. 471 del 1997) è previsto: “Chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici, il versamento di conguaglio o a saldo dell’imposta risultante dalla dichiarazione, detratto in questi casi l’ammontare dei versamenti periodici e in acconto, ancorché non effettuati, è soggetto a sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato (…). Per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a quindici giorni, la sanzione di cui al primo periodo, oltre a quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, è ulteriormente ridotta ad un importo pari ad un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo. Identica sanzione si applica nei casi di liquidazione della maggior imposta ai sensi degli articoli 36-bis e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e ai sensi dell’articolo 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633”.
Al riguardo la Corte Suprema ha precisato che il riferimento al “ritardo non superiore a quindici giorni” è riferito alla scadenza ordinaria, fisiologica, prevista dalle singole leggi d’imposta e non al ritardo – ulteriore – rispetto al momento di accertamento operato dall’Ufficio.
Il riferimento al controllo formale (e all’applicazione in tale sede della sanzione per ritardato e omesso versamento), poi, costituisce solo il riconoscimento della possibilità di irrogare la sanzione anche con la cartella di pagamento emessa ex art. 36 bis e 54 bis e non la possibilità di ridurre l’ammontare della sanzione in relazione al ritardato pagamento di quanto così richiesto.

Secondo i giudici tale ultima conclusione sarebbe illogica, oltrechè incoerente con la previsione dell’art. 2, co. 2 del D.Lgs. n. 462 del 1997. Accettando la tesi dei giudici tributari, infatti, ove il pagamento sia effettuato prima della scadenza del termine assegnato (con la comunicazione di irregolarità) la sanzione è ridotta al 10%, mentre se è effettuato dopo detto termine sarebbe ridotta al 2% per ogni giorno di ritardo.

In conclusione, la Corte di Cassazione ha affermato il seguente principio di diritto: “in tema di sanzioni per omesso o ritardato versamento delle imposte dovute, la riduzione prevista dall’art. 13, comma 1, seconda parte, d.lgs. n. 471 del 1997, riguarda solo l’ipotesi dell’inosservanza (lieve) rispetto all’originaria scadenza per il pagamento, come disciplinata dalle singole leggi d’imposta, e non il caso del ritardato versamento rispetto al momento di accertamento operato dall’Ufficio, evenienza nella quale è applicabile, in caso di riscontro in sede di controllo formale, esclusivamente il beneficio di cui all’art. 2, comma 2, d.lgs. n. 462 del 1997 ove il pagamento integrale di quanto richiesto sia eseguito entro il termine di giorni 30 decorrenti dalla comunicazione ivi prevista”.

Redditometro: inversione dell’onere della prova a carico del contribuente

Qualora venga determinato sinteticamente il reddito di un contribuente, resta a carico di quest’ultimo l’onere di provare che il reddito accertato non esiste (Corte di cassazione – ordinanza 24 novembre 2021, n. 36548)

A parere dei giudici della Corte, la determinazione del reddito delle persone fisiche, ove effettuata con metodo sintetico sulla base degli indici previsti dai decreti ministeriali del 10 settembre e 19 novembre 1992 (Redditometro), dispensa l’Amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva, sicché è legittimo l’accertamento fondato su essi, restando a carico del contribuente, posto nella condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di quei fattori, l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore.

L’allegazione di elementi indicativi di capacità contributiva accertati mediante redditometro costituisce, pertanto, circostanza tale da comportare l’inversione dell’onere della prova, che impone al contribuente l’allegazione di prove contrarie a dimostrazione dell’inesistenza del maggior reddito attribuito dall’Ufficio, ovvero tali da dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore, essendo l’amministrazione finanziaria legittimata a risalire, secondo il meccanismo dell’art. 2727 c. c., da un fatto noto (l’esistenza degli elementi di capacità contributiva) a quello ignoto (la sussistenza di un certo reddito.

L’art. 38, co. 5, D.P.R. n. 600/1973, nella formulazione pro tempore, dispone che “qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la stessa si presume sostenuta, salvo contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui è stata effettuata e nei quattro precedenti”. Secondo la costante giurisprudenza della Corte, in tema di accertamento sintetico dei redditi per i quali il termine per la presentazione della dichiarazione fosse già scaduto alla data di entrata in vigore dell’art. 22, co. 1, D.L. n. 78/2010, che ha novellato il cit. art. 38, co. 5, l’Ufficio può avvalersi della presunzione legale relativa, posta nella previdente formulazione di detta disposizione, secondo la quale la spesa per incrementi patrimoniali si considera sostenuta con redditi conseguiti in quote costanti nell’anno in cui è stata effettuata e nei quattro precedenti.

Pertanto, qualora l’Ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la stessa si presume sostenuta, salvo prova contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui è stata è stata effettuata e nei quattro anni precedenti, salva la prova contraria che il maggior reddito è costituito, in tutto o in parte, da redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta.