Superbonus 110%: le check list dei controlli

Pubblicato il documento “Il “Superbonus” del 110%: le check list per il visto di conformità sugli interventi per l’efficienza energetica e la riduzione del rischio sismico” (Fondazione Commercialisti – Comunicato 21 ottobre 2020).

Il Decreto “Rilancio” ha incrementato al 110% la detrazione d’imposta per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 per specifici interventi di efficientamento energetico o di riduzione del rischio sismico (c.d. “Superbonus”).
La Fondazione dei Commercialisti, nel documento “Il “Superbonus” del 110%: le check list per il visto di conformità sugli interventi per l’efficienza energetica e la riduzione del rischio sismico”, presenta due check list dei controlli che devono essere effettuati ai fini dell’apposizione del visto di conformità sull’apposita comunicazione da inoltrare all’Agenzia delle entrate per attestare la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione, nei casi di opzione per la cessione del credito d’imposta o per lo sconto in fattura, in alternativa alla fruizione diretta della detrazione.

Stop cartelle fino al 31 dicembre 2020: le Faq dell’Agenzia delle entrate-Riscossione

L’Ente ha aggiornato sul proprio sito internet le risposte alle domande più frequenti (Faq) con le novità introdotte dal Decreto Legge n. 129/2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 260 del 20 ottobre 2020, recante “Disposizioni urgenti in materia di riscossione esattoriale”. (AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE – Comunicato 21 ottobre 2020)

Misure previste dal nuovo provvedimento:

– il differimento al 31 dicembre 2020 del termine di sospensione per la notifica e il pagamento delle cartelle, precedentemente fissato al 15 ottobre 2020 dal “Decreto Agosto”, lasciando invariata la sola scadenza riferita al pagamento delle rate 2020 della Definizione Agevolata;
– viene prorogata l’agevolazione relativa al maggior termine di decadenza delle rateizzazioni presentate entro il 31 dicembre 2020, consistente nel mancato pagamento di dieci rate, anche non consecutive, invece delle cinque rate ordinariamente previste;
– in considerazione del protrarsi della situazione di emergenza epidemiologica da Covid-19, i cittadini possono utilizzare i servizi online presenti sul sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it e sull’app Equiclick, e ricevere assistenza rivolgendosi al Contact Center al numero 060101;
– rimangono disponibili gli indirizzi di posta elettronica attivati dall’Agenzia appositamente per le situazioni urgenti e ai quali è possibile inviare la richiesta semplicemente allegando un documento di riconoscimento. Tali canali di assistenza, con il perdurare dell’emergenza sanitaria, sono preferibili rispetto agli sportelli che rimangono comunque aperti su appuntamento.

Faq

– Sospesi i pagamenti di cartelle e avvisi
Il Decreto Legge n. 129/2020 estende l’arco temporale degli interventi agevolativi già contenuti nel Decreto “Cura Italia” (DL n. 18/2020) e nei successivi Decreto Rilancio (DL n. 34/2020) e Decreto Agosto (DL n. 104/2020). È stata quindi disposta la sospensione fino al 31 dicembre 2020 del versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all’Agente della riscossione dall’8 marzo. I pagamenti dovranno essere effettuati entro il mese successivo alla scadenza del periodo di sospensione e, dunque, entro il 31 gennaio 2021.

– Stop a notifiche e pignoramenti
È stata estesa fino al 31 dicembre 2020 anche la sospensione delle attività di notifica di nuove cartelle, degli altri atti di riscossione nonché degli obblighi derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati prima della data di entrata in vigore del decreto Rilancio (19/5/2020), su stipendi, salari, altre indennità relative al rapporto di lavoro o impiego, nonché a titolo di pensioni e trattamenti assimilati. Fino al 31 dicembre 2020, le somme oggetto di pignoramento non devono essere sottoposte ad alcun vincolo di indisponibilità e il soggetto terzo pignorato (ad esempio il datore di lavoro) deve renderle fruibili al debitore (ciò anche in presenza di assegnazione già disposta dal giudice dell’esecuzione). Cessati gli effetti della sospensione, e quindi a decorrere dal 1° gennaio 2021, riprenderanno a operare gli obblighi imposti al soggetto terzo debitore (e quindi la necessità di rendere indisponibili le somme oggetto di pignoramento e di versamento all’Agente della riscossione fino alla copertura del debito).

– Rateizzazioni, decadenza a 10 rate
Per i piani di dilazione già in essere alla data dell’8 marzo 2020 e per i provvedimenti di accoglimento delle richieste presentate fino al 31 dicembre 2020, la decadenza del debitore dalle rateizzazioni accordate viene determinata nel caso di mancato pagamento di dieci rate, anche non consecutive, invece delle cinque rate ordinariamente previste. Per i contribuenti decaduti dai benefici della Definizione agevolata (“Rottamazione-ter”, “Saldo e stralcio” e “Definizione agevolata delle risorse UE”), per mancato, insufficiente o tardivo versamento delle rate scadute nel 2019, rimane in vigore la possibilità, introdotta dal DL 34/2020, di chiedere la dilazione del pagamento per le somme ancora dovute.

– Crediti pa, pagamenti senza verifiche
Rimarranno sospese fino al 31 dicembre 2020 anche le verifiche di inadempienza delle Pubbliche Amministrazioni e delle società a prevalente partecipazione pubblica, da effettuarsi, ai sensi dell’art. 48 bis del DPR 602/1973, prima di disporre pagamenti di importo superiore a cinquemila euro. Tutte le verifiche eventualmente già effettuate, anche prima dell’inizio del periodo di sospensione, restano prive di qualunque effetto se l’Agente della riscossione non ha notificato l’atto di pignoramento e le Amministrazioni pubbliche possono quindi procedere con il pagamento in favore del beneficiario.

– Rottamazione e “saldo e stralcio”
Il Decreto Legge n. 129/2020 non è intervenuto sui termini di scadenza della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e stralcio”, già oggetto di modifica normativa con il DL 34/2020 (“Decreto Rilancio”). Resta pertanto confermato il termine “ultimo” del 10 dicembre 2020 entro il quale i contribuenti in regola con il pagamento delle rate scadute nell’anno 2019, possono effettuare i pagamenti delle rate in scadenza nel 2020 senza perdere i benefici delle misure agevolative.

Ritenute e compensazioni in appalti e subappalti: disciplina per i “contratti promiscui”

Gli Enti non commerciali, nella qualità di committenti di contratti di appalto “promiscui”, ai fini del calcolo della soglia prevista per l’applicazione degli obblighi in materia di ritenute e compensazioni in appalti e subappalti, moltiplicano il costo annuo dell’appalto per il coefficiente derivante dal rapporto tra i ricavi dell’attività commerciale e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi (Agenzia delle Entrate – Risposta 21 ottobre 2020, n. 492)

In materia di ritenute e compensazioni in appalti e subappalti ed estensione del regime del reverse charge per il contrasto dell’illecita somministrazione di manodopera, è stabilito che i soggetti residenti ai fini delle imposte dirette nello Stato, i quali affidano il compimento di una o più opere o di uno o più servizi di importo complessivo annuo superiore a euro 200.000 a un’impresa, tramite contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali comunque denominati caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi di attività del committente con l’utilizzo di beni strumentali di proprietà di quest’ultimo o ad esso riconducibili in qualunque forma, sono tenuti a richiedere all’impresa appaltatrice o affidataria e alle imprese subappaltatrici, obbligate a rilasciarle, copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, trattenute dall’impresa appaltatrice o affidataria e dalle imprese subappaltatrici ai lavoratori direttamente impiegati nell’esecuzione dell’opera o del servizio. Il versamento delle ritenute di cui al periodo precedente è effettuato dall’impresa appaltatrice o affidataria e dall’impresa subappaltatrice, con distinte deleghe per ciascun committente, senza possibilità di compensazione. (art. 17- bis, del D.Lgs. n. 241 del 1997).
Con riferimento agli Enti non commerciali (pubblici e privati), l’Agenzia delle Entrate chiarisce che gli stessi sono esclusi dall’applicazione di tale disposizione limitatamente all’attività istituzionale di natura non commerciale svolta.
Inoltre, precisa che affinché la stessa trovi applicazione è necessario, tra l’altro, che il contratto di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali comunque denominati siano “caratterizzati da un prevalente utilizzo di manodopera”.
In caso di stipula di contratti misti di affidamento del compimento di opere e servizi, nonché ai contratti di affidamento di opere, al fine di determinare la prevalenza, occorre fare riferimento al rapporto tra la retribuzione lorda riferita ai soli percettori di reddito di lavoro dipendente e assimilato (numeratore) e il prezzo complessivo dell’opera o dell’opera e del servizio nel caso di contratti misti (denominatore).
La previsione normativa non si applica qualora le imprese appaltatrici o affidatarie o subappaltatrici comunichino al committente di “aver eseguito nel corso dei periodi d’imposta cui si riferiscono le dichiarazioni dei redditi presentate nell’ultimo triennio complessivi versamenti registrati nel conto fiscale per un importo non inferiore al 10 per cento dell’ammontare dei ricavi o compensi risultanti dalle dichiarazioni medesime”. A tal fine si fa riferimento al rapporto tra i complessivi versamenti effettuati tramite modello F24 per tributi, contributi e premi assicurativi INAIL, al lordo dei crediti compensati, nel corso dei periodi d’imposta cui si riferiscono le dichiarazioni dei redditi presentate nell’ultimo triennio (numeratore) e i ricavi o compensi complessivi risultanti dalle dichiarazioni presentate nel medesimo triennio (denominatore).
Per quanto concerne i criteri di determinazione dei redditi degli enti non commerciali residenti, l’Agenzia delle Entrate osserva che le spese e gli altri componenti negativi relativi a beni e servizi adibiti promiscuamente all’esercizio di attività commerciali e di altre attività, sono deducibili per la parte del loro importo che corrisponde al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi.

Sulla base di tali considerazioni, dunque, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nell’ipotesi di contratti “promiscui”, ovvero di contratti di appalto riferiti all’acquisto di servizi generali, comuni sia all’attività istituzionale sia a quella commerciale, ai fini del calcolo della soglia di euro 200.000 annui, è necessario porre in relazione il costo dell’appalto con la quota proporzionale di ricavi riferiti all’attività commerciale.
In altri termini, gli obblighi in materia di ritenute e compensazioni in appalti e subappalti trovano applicazione qualora il rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi relativi all’attività commerciale (numeratore) e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi (denominatore), moltiplicato per il costo annuo pattuito per l’affidamento all’impresa del compimento di servizi generali funzionali sia all’attività istituzionale sia a quella commerciale, risulti di importo complessivo superiore ad euro 200.000. Tale rapporto va determinato con riferimento ai ricavi del periodo d’imposta precedente a quello di inizio di esecuzione del contratto promiscuo.
Resta fermo che, al superamento della soglia come sopra determinata, gli obblighi in esame si applicheranno con riferimento a all’intero contratto.

Stop alle cartelle esattoriali fino al 31 dicembre 2020

Pubblicato nella G.U. 20 ottobre 2020, n. 260, il D.L. 20 ottobre 2020, n. 129, recante la proroga della sospensione delle cartelle esattoriali fino al 31 dicembre 2020. La ripresa dell’attività degli Agenti della riscossione slitta al 1° gennaio 2021, fatte salve ulteriori proroghe.

Con la nuova proroga sono sospesi i termini dei versamenti, scadenti nel periodo dall’8 marzo al 31 dicembre 2020, derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, nonché dagli avvisi di addebito emessi dagli enti previdenziali ed assicurativi, atti di accertamento esecutivi emessi dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, atti di accertamento esecutivi emessi dagli enti locali sia per le entrate tributarie che per quelle patrimoniali.
I versamenti oggetto di sospensione devono essere effettuati in unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione e non è previsto il rimborso di quanto già versato.

Relativamente ai piani di dilazione in essere alla data dell’8 marzo 2020 e ai provvedimenti di accoglimento emessi con riferimento alle richieste presentate fino al 31 dicembre 2020, la decadenza della rateazione si determina in caso di mancato pagamento, nel periodo di rateazione, di dieci rate, anche non consecutive.

Durante il periodo di sospensione, disposto anche nei confronti delle persone fisiche e non che, alla data del 21 febbraio 2020, avevano la residenza ovvero la sede operativa nel territorio dei comuni individuati nell’allegato 1 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° marzo 2020, sono prorogati di dodici mesi:
– il termine relativo alla perdita del diritto al discarico delle quote iscritte a ruolo per la mancata notificazione imputabile al concessionario;
– i termini di decadenza e prescrizione in scadenza nell’anno 2021 per la notifica delle cartelle di pagamento.

Infine, viene prorogata fino al 31 dicembre 2020, la sospensione degli obblighi di accantonamento derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati prima di tale ultima data dall’agente della riscossione, aventi ad oggetto le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza.

Sospesa la formazione in aula dei Commercialisti

Sospensione delle attività formative in aula e prosecuzione delle attività webinar fino al termine del periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19. Lo comunica il Consiglio nazionale dei commercialisti agli Ordini territoriali in seguito alle previsioni contenute nel Dpcm del 18 ottobre 2020 che, ai fini del contenimento della diffusione del coronavirus prevede la sospensione di tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza (CNDCEC – Nota 20 ottobre 2020, n. 119).

Lo stesso decreto, inoltre, prevede che tutte le cerimonie pubbliche si svolgano nel rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti e a condizione che siano assicurate specifiche misure idonee a limitare la presenza del pubblico. Nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, si legge ancora nel DPCM, le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni, ed è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza.
Per questo motivo, gli Ordini locali e i soggetti autorizzati non potranno realizzare le attività formative in aula e dovranno annullare tutti gli eventi già programmati. Gli Ordini e soggetti autorizzati potranno comunque rendere disponibili le attività formative in videoconferenza con webinar di formazione o su piattaforme e-learning autorizzate.
Infine, il Consiglio nazionale, facendo riferimento anche al DPCM emanato lo scorso 7 ottobre – che proroga al 31 gennaio 2021 lo stato di emergenza -, informa gli Ordini locali e i Soggetti autorizzati che potranno offrire e chiedere l’accreditamento di webinar di formazione al CNDCEC fino al termine del periodo di emergenza epidemiologica, di volta in volta determinato con apposite disposizioni di legge.

Detrazione per interessi passivi su mutui: termini posticipati dall’emergenza covid-19

In considerazione dei divieti e dei blocchi negli spostamenti delle persone imposti dalle misure anti-Covid19, deve ritenersi prorogato di un corrispondente periodo, il termine di un anno per adibire l’immobile ad abitazione principale, ai fini del riconoscimento della detrazione degli interessi passivi sul mutuo ipotecario contratto per l’acquisto (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 ottobre 2020, n. 485)

QUESITO

Il caso posto all’esame dell’Agenzia delle Entrate riguarda l’acquisto di un’unità immobiliare adiacente alla propria abitazione principale da accorpare a quest’ultima.
Per tale acquisto è stato contratto mutuo ipotecario.
A causa dell’emergenza epidemiologica da covid-19 i lavori di accorpamento hanno subito dei ritardi, tali da non poterlo rendere possibile entro il termine di un anno dall’acquisto stabilito ai fini del riconoscimento della detrazione fiscale degli interessi passivi pagati per il mutuo ipotecario.
Viene posto il quesito circa la possibilità di applicare al caso di specie la sospensione dei termini, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020, stabilita dal cd. “Decreto liquidità” (art. 24, DL n. 23 del 2020) per gli adempimenti previsti ai fini del mantenimento del beneficio “prima casa”, ammettendo che i lavori di accorpamento siano conclusi entro il 30 dicembre 2020.

DISCIPLINA AGEVOLATIVA

La disposizione che disciplina la detrazione IRPEF degli interessi passivi su mutui ipotecari (art. 15, co. 1, lett. b) del TUIR) stabilisce che il beneficio è riconosciuto per gli interessi passivi e relativi oneri accessori pagati in dipendenza di mutui ipotecari contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto stesso.
In caso di lavori di ristrutturazione edilizia sull’immobile acquistato, comprovata dalla relativa concessione edilizia o atto equivalente, la detrazione spetta a decorrere dalla data in cui l’unità immobiliare è adibita a dimora abituale, e comunque entro due anni dall’acquisto.
Il mancato rispetto dei suddetti termini, determina la decadenza dal beneficio, salvo che ricorra una causa di forza maggiore, vale a dire quando si verifica e sopravviene un impedimento oggettivo non prevedibile e tale da non poter essere evitato. In altri termini, un ostacolo all’adempimento dell’obbligazione, caratterizzato da non imputabilità alla parte obbligata, inevitabilità e imprevedibilità dell’evento.

PARERE DEL FISCO

L’Agenzia delle Entrate esclude l’applicabilità della sospensione dei termini delle agevolazioni prima casa, prevista dal cd. “Decreto liquidità”, poiché la norma non include i termini in materia di detrazioni IRPEF, bensì solo quelli previsti da altre disposizioni agevolative in materia di imposta di registro. Trattandosi di una norma eccezionale e come tale di stretta interpretazione, non è estensibile oltre i casi e i tempi in essa considerati.
Tuttavia, riconosce comunque una causa di impossibilità a rispettare il termine non dipendente da volontà del contribuente, né dallo stesso prevedibile.

In particolare, l’Agenzia delle Entrate osserva che nel caso in esame l’immobile risulta acquistato a luglio 2019, mentre non risulta una concessione edilizia o atto equivalente che consenta di applicare il maggior termine di due anni per adibire l’immobile ad abitazione principale. Di conseguenza, secondo la norma sopra indicata, l’immobile avrebbe dovuto essere adibito a dimora abituale entro luglio 2020.
Di fatto, però, l’accorpamento all’abitazione principale già posseduta è risultato impossibile, a causa dei ritardi dei lavori causati dall’emergenza epidemiologica di Covid-19.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, l’emergenza da covid-19 si configura come causa di forza maggiore che non esclude, in linea di principio, la spettanza della detrazione.
In altri termini, detta causa di forza maggiore è idonea a impedire la decadenza dall’agevolazione se accaduta in pendenza del termine entro cui stabilire la dimora abituale nell’immobile.
Più precisamente, tenuto conto che la destinazione dell’immobile a dimora abituale deve essere effettiva e richiede l’espletamento di attività (ad es. trasloco mobili, acquisto mobili, spostamento difficoltoso di persone), e che i divieti e i blocchi negli spostamenti delle persone imposti dal 23 febbraio al 2 giugno 2020 dalle misure di contenimento dell’epidemia da Covid-19 hanno reso impossibili tali attività, l’Agenzia delle Entrate ritiene possibile fruire della detrazione per gli interessi passivi sul mutuo ipotecario, a condizione che l’immobile sia adibito a dimora abituale entro un tempo pari a un anno dal rogito, maggiorato del periodo sopra indicato.
Nella caso in esame, tenuto conto che la causa di forza maggiore si è verificata in pendenza del termine entro cui stabilire la residenza nell’immobile, l’istante potrà fruire di una proroga del termine per un tempo corrispondente alla durata della causa di forza maggiore (dal 23 febbraio al 2 giugno 2020) che ha impedito o rallentato le attività propedeutiche alla destinazione dell’immobile a dimora abituale.

La notifica è valida anche se la firma è illeggibile

In caso di notifica a mezzo posta, la firma illeggibile del consegnatario sull’avviso di ricevimento non rende invalida la notifica, bensì costituisce presunzione di avvenuta consegna al destinatario, salvo querela di falso (Corte di Cassazione – Ordinanza 16 ottobre 2020, n. 22514)

IL CASO

La controversia trae origine dal provvedimento di iscrizione ipotecaria eseguita dal concessionario della riscossione sull’immobile di proprietà del contribuente, per crediti tributari iscritti a ruolo, oggetto di precedenti cartelle di pagamento non pagate, né impugnate.
Il ricorso, con il quale il contribuente ha eccepito l’omessa notifica delle cartelle di pagamento, è stato accolto dai giudici tributari, i quali hanno ritenuto invalida la notifica delle cartelle esattoriali presupposte all’iscrizione ipotecaria.
L’irregolarità della notifica, secondo i giudici, risultava dalla non intelligibilità della firma apposta sugli avvisi di ricevimento dalla persona alla quale gli atti erano stati consegnati dall’ufficiale postale e dalla mancata identificazione del consegnatario attraverso le caselle apposte sugli avvisi anzidetti.
Su ricorso del concessionario della riscossione, però, la Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Secondo le disposizioni che disciplinano la notifica delle cartelle di pagamento (art. 26, DPR n. 602 del 1973), la stessa può essere notificata dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale.
La notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento. In tal caso, la cartella è notificata in plico chiuso e la notifica si considera avvenuta nella data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto dal destinatario o da persone di famiglia o addette alla casa, all’ufficio o all’azienda.

In base alla previsione dell’art. 7 della Legge n. 890 del 1982, l’operatore postale consegna il piego nelle mani proprie del destinatario, anche se dichiarato fallito.
Se la consegna non può essere fatta personalmente al destinatario, il piego è consegnato, nel luogo indicato sulla busta che contiene l’atto da notificare, a persona di famiglia che conviva anche temporaneamente con lui ovvero addetta alla casa ovvero al servizio del destinatario, purché il consegnatario non sia persona manifestamente affetta da malattia mentale o abbia età inferiore a quattordici anni. In mancanza delle persone indicate al periodo precedente, il piego può essere consegnato al portiere dello stabile ovvero a persona che, vincolata da rapporto di lavoro continuativo, è comunque tenuta alla distribuzione della posta al destinatario.
L’avviso di ricevimento e di documenti attestanti la consegna debbono essere sottoscritti dalla persona alla quale è consegnato il piego e, quando la consegna sia effettuata a persona diversa dal destinatario, la firma deve essere seguita, su entrambi i documenti summenzionati, dalla specificazione della qualità rivestita dal consegnatario, con l’aggiunta, se trattasi di familiare, dell’indicazione di convivente anche se temporaneo. Se il piego non viene consegnato personalmente al destinatario dell’atto, l’operatore postale dà notizia al destinatario medesimo dell’avvenuta notificazione dell’atto a mezzo di lettera raccomandata.
Se il destinatario o le persone alle quali può farsi la consegna rifiutano di firmare l’avviso di ricevimento pur ricevendo il piego, ovvero se il destinatario rifiuta il piego stesso o di firmare documenti attestanti la consegna, il che equivale a rifiuto del piego, l’operatore postale ne fa menzione sull’avviso di ricevimento indicando, se si tratti di persona diversa dal destinatario, il nome ed il cognome della persona che rifiuta di firmare nonché la sua qualità, appone la data e la propria firma sull’avviso di ricevimento che è subito restituito al mittente in raccomandazione, unitamente al piego nel caso di rifiuto del destinatario di riceverlo. Analogamente, la prova della consegna è fornita dall’addetto alla notifica nel caso di impossibilità o impedimento determinati da analfabetismo o da incapacità fisica alla sottoscrizione.

In proposito, la Corte di Cassazione ha chiarito che nel caso di notifica a mezzo del servizio postale, ove l’atto sia consegnato all’indirizzo del destinatario a persona che abbia sottoscritto l’avviso di ricevimento, con grafia illeggibile, nello spazio relativo alla firma del destinatario o di persona delegata, e non risulti che il piego sia stato consegnato dall’agente postale a persona diversa dal destinatario tra quelle indicate dall’art. 7 della Legge n. 890 del 1982, la consegna deve ritenersi validamente effettuata a mani proprie del destinatario, fino a querela di falso, a nulla rilevando che nell’avviso non sia stata sbarrata la relativa casella e non sia altrimenti indicata la qualità del consegnatario.
Tale ipotesi, precisa la Corte Suprema, non integra le ipotesi di nullità della notifica disciplinate dal codice di procedura civile, applicabili agli atti tributari (art. 160 c.p.c.).
In particolare, evidenziano i giudici della Suprema Corte, gli avvisi di ricevimento si palesano suscettibili di provare, fino a querela di falso, la consegna degli atti ove ricorrano le seguenti condizioni:
– gli atti risultino consegnati all’indirizzo del destinatario;
– il consegnatario dell’atto abbia apposto la propria firma (ancorché illeggibile) nello spazio dell’avviso di ricevimento relativo alla firma del destinatario o di persona delegata.

Riscatto agevolato del corso di laurea per dipendenti in esodo

Il Fisco fornisce chiarimenti sul trattamento fiscale dei contributi previdenziali necessari per il riscatto agevolato del corso di laurea versati dal datore di lavoro per conto dei dipendenti in esodo (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposte 21 ottobre 2020, n. 490)

L’incentivo all’esodo, comprensivo della quota destinata a riscattare i periodi d’istruzione universitaria, dovrà essere assoggettato a tassazione separata con l’aliquota applicata al Trattamento di Fine Rapporto.

In relazione al trattamento ai fini IRES dell’emolumento in esame, l’Amministrazione finanziaria invece è dell’avviso che il riconoscimento della somma da destinare al pagamento dei contributi previdenziali necessari per il riscatto agevolato del corso di laurea, configurandosi come una forma di incentivo all’esodo, costituisca una controprestazione per agevolare la risoluzione consensuale del rapporto ed abbia, quindi, una specifica connessione con il rapporto di lavoro, con conseguente deducibilità come componente negativo del reddito di impresa.

Fisco: ulteriori chiarimenti su taglio IRAP e versamento acconti

Con la Circolare n. 27/E del 19 ottobre 2020, l’Agenzia delle Entrate risponde alle richieste di ulteriori chiarimenti in merito al taglio dei versamenti IRAP disposto dal “Decreto Rilancio” ed all’applicazione del metodo previsionale per la determinazione degli acconti da versare nel mese di giugno prevista dal “Decreto Liquidità”

In considerazione della situazione di crisi connessa all’emergenza epidemiologica da COVID-19 il Governo ha adottato due misure riguardanti, dapprima il versamento degli acconti per l’anno 2020 in scadenza il 30 giugno 2020 (art. 20, del D.L. n. 23/2020, cd. “Decreto Liquidità”), e successivamente i versamenti dell’IRAP a saldo 2019 e in acconto per il 2020 (art. 24, del D.L. n. 34/2020, cd. “Decreto Rilancio”).
L’Agenzia delle Entrate fornisce ulteriori chiarimenti in merito, ad integrazione delle risposte fornite con la Circolare n. 25/E del 2020.

Versamento degli acconti in scadenza il 30 giugno 2020

In tema di versamento degli acconti in scadenza il 30 giugno 2020, il “Decreto Liquidità” ha previsto la disapplicazione di sanzioni e interessi per omesso o insufficiente versamento degli acconti dell’IRPEF, dell’IRES, e dell’IRAP nell’ipotesi di insufficiente versamento delle somme dovute se l’importo versato non è inferiore all’80% della somma che risulterebbe dovuta a titolo di acconto sulla base della dichiarazione relativa al periodo di imposta in corso. Tali disposizioni si applicano esclusivamente agli acconti dovuti per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019.
In proposito l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che tale disposizione deve ritenersi applicabile, oltre che all’IRPEF, all’IRES ed all’IRAP espressamente richiamate dalla norma, anche alle seguenti imposte:
– all’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’IRAP dovuta dai contribuenti che si avvalgono di forme di determinazione del reddito con criteri forfetari;
– alla cedolare secca sul canone di locazione, all’imposta dovuta sul valore degli immobili situati all’estero (IVIE) o sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE);
– all’addizionale comunale all’IRPEF.
Resta esclusa, ovviamente, l’addizionale regionale all’IRPEF per la quale non è previsto il versamento dell’acconto entro il 30 giugno.

Taglio versamenti IRAP

Con riferimento alle disposizioni in tema di versamenti dell’IRAP, invece, il “Decreto Rilancio” ha previsto che le imprese con un volume di ricavi non superiore a 250 milioni e i lavoratori autonomi con un corrispondente volume di compensi non sono tenuti al versamento:
– del saldo dell’IRAP relativo al periodo d’imposta 2019, fermo restando, per detto periodo d’imposta, il versamento dell’acconto, suddiviso nelle rate legislativamente previste;
– della prima rata, pari al 40% (ovvero al 50% per i soggetti ISA), dell’acconto dell’IRAP dovuto per il periodo d’imposta 2020. L’importo corrispondente alla prima rata dell’acconto è comunque escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo per il 2020.
In proposito l’Agenzia delle Entrate ha fornito specifici chiarimenti in merito a:
a) calcolo dell’IRAP da versare a saldo per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019;
b) possibilità, qualora il saldo dell’IRAP relativo al periodo d’imposta 2020 sia inferiore alla prima rata di acconto “dovuta” per il medesimo periodo, di utilizzare in compensazione o chiedere a rimborso ovvero azzerare la differenza a credito.

CALCOLO IRAP A SALDO

Per quanto riguarda il quesito sub a), l’Agenzia delle Entrate ha precisato che qualora si applichi il cd. “metodo storico”, deve essere versato il secondo acconto pari al 60% (ovvero al 50% per i soggetti ISA) e l’eventuale saldo da determinarsi al netto del primo acconto “figurativo” (pari al 40% ovvero al 50% per i soggetti ISA) e del secondo acconto corrisposto.

Qualora, invece, si utilizzi il cd. “metodo previsionale”, deve essere versato il secondo acconto pari al 60% (ovvero al 50% per i soggetti ISA) dell’imposta complessiva presumibilmente dovuta per il periodo d’imposta 2020 e l’eventuale saldo da determinarsi al netto del primo acconto “figurativo” (pari al 40% ovvero al 50% per i soggetti ISA) e del secondo acconto corrisposto.

In entrambe le ipotesi il primo acconto “figurativo” non può mai eccedere il 40% (ovvero il 50%) dell’importo complessivamente dovuto a titolo di IRAP per il periodo d’imposta 2020, calcolato, in linea generale, secondo il metodo storico, sempreché quest’ultimo non sia superiore a quanto effettivamente da corrispondere. E ciò perché la norma prevede un meccanismo volto ad evitare scelte arbitrarie circa il metodo di calcolo utilizzato per determinare l’acconto (storico o previsionale).

ESEMPI (IRAP 2019 PARI A 1.000 EURO)

1) Contribuenti che non applicano gli ISA

CASI

METODO

I ACCONTO FIGURATIVO

II ACCONTO VERSATO

IRAP 2020

I ACCONTO FIGURATIVO DA SOTTRARRE

II ACCONTO DA SOTTRARRE

SALDO

1 a STORICO 400 600 800 320 600 (120)
1. b PREVISIONALE (IRAP prevista €800) 320 480 800 320 480 0
           
2. a STORICO 400 600 1.200 400 600 200
2. b PREVISIONALE (IRAP prevista €800) 320 480 1.200 400 480 320
           
3. PREVISIONALE (IRAP prevista €1.600) 640 960 800 320 960 (480)
           
4. PREVISIONALE (IRAP prevista €1.200) 480 720 1.200 400 720 80
           
5. PREVISIONALE (IRAP prevista €1.200) 480 720 1.400 400 720 280

2) Contribuenti che applicano gli ISA

CASI

METODO

I ACCONTO FIGURATIVO

II ACCONTO VERSATO

IRAP 2020

IACCONTO FIGURATIVO DA SOTTRARRE

II ACCONTO DA SOTTRARRE

SALDO

1. a STORICO 500 500 800 400 500 (100)
1. b PREVISIONALE (IRAP prevista €800) 400 400 800 400 400 0
           
2. a STORICO 500 500 1.200 500 500 200
2. b PREVISIONALE (IRAP prevista €800) 400 400 1.200 500 400 300
           
3. PREVISIONALE (IRAP prevista €1.600) 800 800 800 400 800 (400)
           
4. PREVISIONALE (IRAP prevista €1.200) 600 600 1.200 500 600 100
           
5. PREVISIONALE (IRAP prevista €1.200) 600 600 1.400 500 600 300

SALDO IRAP INFERIORE ALLA PRIMA RATA DI ACCONTO

Con riferimento al quesito sub b), l’Agenzia delle Entrate ha precisato che qualora si applichi il cd. “metodo storico”, deve essere versato per il periodo d’imposta 2020:
– il secondo acconto, pari al 60% (ovvero al 50%, per i soggetti ISA);
– l’eventuale saldo da determinarsi al netto del primo acconto “figurativo” (pari al 40% ovvero al 50%, per i soggetti ISA) e del secondo acconto effettivamente corrisposto.

Qualora, invece, si utilizzi il cd. “metodo previsionale”, deve essere versato per il periodo d’imposta 2020:
– un secondo acconto pari al 60% (ovvero al 50%, per i soggetti ISA) dell’imposta complessiva presumibilmente dovuta;
– l’eventuale saldo da determinarsi al netto del primo acconto “figurativo” (pari al 40% ovvero al 50% per i soggetti ISA) e del secondo acconto effettivamente corrisposto.

In entrambe le ipotesi, il primo acconto “figurativo” da sottrarre non può mai eccedere il 40% (ovvero il 50%) dell’importo complessivamente dovuto a titolo di IRAP per il periodo d’imposta 2020, calcolato, in linea generale, secondo il metodo storico, sempreché quest’ultimo non sia superiore a quanto effettivamente da corrispondere.

ESEMPIO 1 (Metodo storico, soggetto che non applica gli ISA)

IRAP dovuta per il periodo d’imposta 2019 _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ 1.000 euro;
IRAP effettivamente dovuta per il periodo d’imposta 2020 _ _ _ _ _ _ _ 200 euro;
IRAP versata a titolo di II° acconto per il periodo d’imposta 2020 _ _ _  600 euro;
I° acconto “figurativo” da sottrarre dall’imposta dovuta (200 euro) _ _ _ _80 euro (40% di 200).
Pertanto, la dichiarazione IRAP 2021 evidenzierà un credito pari a 480 euro [200-(600+80)].

ESEMPIO 2 (Metodo previsionale, soggetto che non applica gli ISA)

IRAP dovuta per il periodo d’imposta 2019 _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _  1.000 euro;
IRAP che si presume di dover versare per il periodo d’imposta 2020 _ _ _ _ _ 800 euro;
IRAP versata a titolo di secondo acconto _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ 480 euro;
I° acconto “figurativo” da sottrarre dall’imposta dovuta (200 euro) _ _ _ _ _ _ _ 80 euro;

Pertanto, la dichiarazione IRAP 2021 evidenzierà un credito pari a 360 euro [200-(480+80)].

Detraibili le spese mediche pagate con bancomat del figlio

Il contribuente può utilizzare la carta bancomat intestata al figlio per pagare le spese detraibili a lei riferite, per le quali sussiste l’obbligo di tracciabilità, senza perdere il diritto alla detrazione, purché tale onere sia effettivamente sostenuto dal soggetto intestatario il documento di spesa (Agenzia Entrate – risposta 19 ottobre 2020, n. 484).

La Legge di Bilancio 2020 ha subordinato la detrazione al 19% degli oneri di cui all’art. 15 del Tuir al pagamento con mezzi tracciabili (carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari e altri sistemi di pagamento), ad eccezione delle spese sostenute per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici, nonché alle detrazioni per prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale.

Il nuovo obbligo non modifica in alcun modo, ponendo ulteriori vincoli, i presupposti stabiliti dall’art. 15 del TUIR o dalle altre norme fiscali ai fini della detraibilità dall’IRPEF degli oneri quale, in particolare, l’effettivo sostenimento degli stessi.

Pertanto, l’onere è da considerarsi sostenuto dal contribuente al quale è intestato il documento di spesa anche qualora esecutore materiale del pagamento sia altra persona, aspetto quest’ultimo che attiene ai rapporti interni fra le parti.

Nel caso di specie, il contribuente può utilizzare la cartabancomat intestata al figlio per pagare le spese detraibili a lei riferite, per le quali sussiste l’obbligo di tracciabilità, senza perdere il diritto alla detrazione, purché tale onere sia effettivamente sostenuto dal soggetto intestatario il documento di spesa, circostanza nel caso di specie, supportata dalla dichiarazione del medesimo contribuente che ha riferito di aver rimborsato in contanti la spesa sostenuta al figlio.