Pace fiscale: per la scadenza del 09/12/2019 aperture straordinarie degli sportelli

In vista della scadenza di lunedì 09 dicembre 2019, che interessa i soggetti che hanno aderito alla Rottamazione-ter e al Saldo e stralcio delle cartelle, ma che non hanno ancora pagato la rata scaduta il 02 dicembre scorso, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha disposto l’apertura straordinaria di alcuni sportelli al fine di rendere più agevole il pagamento (Agenzia Entrate-Riscossione – comunicato 04 dicembre 2019).

I contribuenti che hanno aderito alla Rottamazione-ter e al Saldo e stralcio delle cartelle ma non hanno ancora pagato la rata scaduta il 30 novembre, slittata al 02 dicembre, hanno ancora tempo fino a lunedì 09 dicembre 2019, senza incorrere a sanzione e perdere i benefici della definizione agevolata.

In tal senso, in vista della suddetta scadenza, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha previsto le seguenti aperture straordinarie degli sportelli:
– Ascoli Piceno (AP), in Via Luigi Mercantini, 25, abitualmente aperto lunedì e mercoledì, dalle 9 alle 13, sarà aperto al pubblico anche giovedì 5 dicembre e venerdì 6;
– Fermo (FM), in Via Salvo d’Acquisto 81, abitualmente aperto martedì e giovedì, dalle 8.45 alle 13, sarà aperto al pubblico anche venerdì 6 dicembre;
– Urbino (PU), in Via Ca’ Biancone – Località Trasanni, abitualmente aperto il venerdì, dalle 8.30 alle 12.30, sarà aperto al pubblico anche giovedì 5 dicembre.

Si moltiplicano i professionisti sanitari tenuti alla trasmissione dei dati per il 730

IndividuatI gli ulteriori professionisti sanitari tenuti alla trasmissione, al Sistema tessera sanitaria, dei dati relativi alle spese sanitarie, ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata (D.M. 22 novembre 2019).

Ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi da parte dell’Agenzia delle Entrate, aumentano i professionisti sanitari tenuti alla trasmissione telematica dei dati delle spese sanitarie sostenute dalla persone fisiche a partire dal 1° gennaio 2019. Di fatto, sono ulteriormente tenuti alla trasmissione dei suddetti dati sanitari al Sistema tessera sanitaria, gli iscritti all’albo della professione sanitaria di:
– tecnico sanitario di laboratorio biomedico;
– tecnico audiometrista;
– tecnico audioprotesista;
– tecnico ortopedico;
– dietista;
– tecnico di neurofisiopatologia;
– tecnico fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare;
– igienista dentale;
– fisioterapista;
– logopedista;
– podologo;
– ortottista e assistente di oftalmologia;
– terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva;
– tecnico della riabilitazione psichiatrica;
– terapista occupazionale;
– educatore professionale;
– tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro;
– assistente sanitario;
– biologo.

Censimento iscritti Albo dottori dommercialisti/esperti contabili e Pin

Il canale di comunicazione attraverso la casella PEC dc.OrganizzazioneeSistemiInformativi@postacert.inps.gov.it della Direzione centrale Organizzazione e sistemi informativi con oggetto “Censimento iscritti Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili” è destinato esclusivamente agli Ordini provinciali e non ai singoli dottori commercialisti ed esperti contabili. (CNDCEC – Nota 02 dicembre 2019, n. 110)

In attesa dello sviluppo di un canale diretto con il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, è solo attraverso tali strutture che l’INPS riceve le comunicazioni di iscrizione, cessazione e sospensione dei professionisti iscritti all’Ordine.
La normativa prevede che “tutti gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti, quando non sono curati dal datore di lavoro, direttamente od a mezzo di propri dipendenti, non possono essere assunti se non da coloro che siano iscritti nell’albo dei consulenti del lavoro, nonché da coloro che siano iscritti negli albi degli avvocati e procuratori legali, dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali, i quali in tal caso sono tenuti a darne comunicazione agli ispettorati del lavoro delle province nel cui ambito territoriale intendono svolgere gli adempimenti di cui sopra.” (art. 1, comma 1, della l. 12/1979).
Il professionista che intende svolgere attività in qualità di intermediario abilitato, censito con le modalità suesposte, potrà recarsi presso una qualsiasi struttura territoriale dell’Istituto, esibendo il modulo “SC64”, compilato in ogni sua parte, e richiedendo il rilascio del PIN con l’estensione per operare per i servizi aziendali.
L’obbligo di comunicazione da parte del professionista all’ispettorato del lavoro deve essere precedente alla presentazione del modulo “SC64” all’INPS in quanto l’assolvimento è condizione necessaria per il rilascio al professionista istante dell’autorizzazione ad operare in qualità di intermediario.

Immobile ad uso promiscuo: indeducibile la rendita con altro immobile ad uso professionale

Non è ammessa la deduzione al 50% della rendita catastale dell’immobile ad uso promiscuo, se il contribuente dispone, nello stesso Comune, di altro immobile utilizzato per fini professionali (Corte di Cassazione – ordinanza n. 31621/2019).

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione, che si espressa sull’applicabilità della deduzione al 50% della rendita catastale dell’immobile ad uso promiscuo, nel caso in cui il contribuente disponga nel medesimo Comune di due immobili: uno ad uso promiscuo e l’altro utilizzato esclusivamente per fini professionali anche se per una parte dato in locazione.

Al riguardo la disposizione di legge stabilisce che per gli immobili utilizzati promiscuamente, a condizione che il contribuente non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte o professione, è deducibile una somma pari al 50% della rendita ovvero, in caso di immobili acquisiti mediante locazione, anche finanziaria, un importo pari al 50% del relativo canone.

Pertanto, la deduzione pari al 50% della rendita o del canone di locazione dell’immobile ad uso promiscuo non è applicabile qualora il contribuente disponga anche di altro immobile adibito esclusivamente ad uso professionale e non a quello abitativo, a nulla rilevando, relativamente al caso di specie, che alcuni locali siano dati in locazione ad altri professionisti.

Uso promiscuo dell’abitazione del professionista: condizioni di deducibilità del costo

Nella determinazione del reddito di lavoro autonomo professionale è ammesso in deduzione il costo dell’immobile adibito ad uso promiscuo “abitazione e ufficio”. A tal fine, il professionista non deve avere la disponibilità di altro immobile per l’esercizio dell’attività nel medesimo comune (Corte di Cassazione – Ordinanza 04 dicembre 2019, n. 31621)

Ai fini delle imposte sui redditi, il TUIR stabilisce che per gli immobili utilizzati promiscuamente dal professionista è deducibile una somma pari al 50 per cento della rendita ovvero, in caso di immobili acquisiti mediante locazione, anche finanziaria, un importo pari al 50 per cento del relativo canone, a condizione che lo stesso professionista non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte o professione.
In proposito, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito che hanno escluso che il professionista potesse dedurre il 50% della rendita o del canone di locazione dell’immobile adibito ad uso promiscuo (abitazione ed ufficio), poiché disponeva di altro immobile, adibito esclusivamente all’uso professionale e non a quello abitativo, a nulla rilevando che alcuni locali fossero locati ad altri professionisti.
Secondo i giudici della Suprema Corte la deducibilità deve intendersi condizionata al fatto che il contribuente non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio della professione; l’avverbio “esclusivamente”, contenuto nella norma, deve leggersi in contrapposizione all’avverbio “promiscuamente”, coerentemente con la ratio legis, che evidentemente riconosce una deduzione pari al 50% della rendita catastale nei soli casi in cui il professionista utilizza un bene immobile promiscuamente per l’esercizio dell’attività dell’impresa e per il proprio uso personale o familiare, subordinandola alla condizione che egli non disponga di un altro immobile nello stesso comune, ove svolga esclusivamente l’attività professionale.

Start-up innovative: come funziona il voucher 3I

Definite le modalità di attuazione del voucher 3I rivolto alle start-up innovative per incentivare gli investimenti nell’innovazione (Ministero Sviluppo Economico – decreto 18 novembre 2019).

Il voucher 3I è è stato introdotto per supportare la valorizzazione del processo di innovazione delle start-up innovative, nel periodo 2019-2021, e consente di acquisire i servizi di consulenza relativi:
– all’effettuazione delle ricerche di anteriorità preventive e alla verifica della brevettabilità dell’invenzione;
– stesura della domanda di brevetto e di deposito presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi;
– al deposito all’estero di una domanda che rivendica la priorità di una precedente domanda nazionale di brevetto.

I servizi possono essere:
– richiesti anche in forma disgiunta e per ogni servizio è possibile ottenere il voucher al massimo in relazione a tre diversi brevetti per anno;
– forniti esclusivamente dai consulenti in proprietà industriale e avvocati, iscritti in appositi elenchi predisposti rispettivamente dall’Ordine dei consulenti in proprietà industriale e dal Consiglio nazionale forense sulla base di criteri e modalità fissati dal direttore generale per la lotta alla contraffazione – Ufficio italiano brevetti e marchi del Ministero dello sviluppo economico.

L’importo del voucher 3I è concesso nelle seguenti misure:
– servizi di consulenza relativi alla verifica della brevettabilità dell’invenzione e all’effettuazione delle ricerche di anteriorità preventive: euro 2.000,00 + IVA;
– servizi di consulenza relativi alla stesura della domanda di brevetto e di deposito presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi: euro 4.000,00 + IVA;
– servizi di consulenza relativi al deposito all’estero della domanda nazionale di brevetto: euro 6.000,00 + IVA.

Fondazioni bancarie: credito d’imposta per i contributi al volontariato

L’Agenzia delle Entrate ha definito la percentuale del credito d’imposta spettante per l’anno 2019 alle Fondazioni di origine bancaria (FOB) in relazione ai contributi versati al Fondo Unico Nazionale per il finanziamento degli enti di volontariato secondo il Codice del Terzo Settore (Provvedimento 03 dicembre 2019, n. 1415523)

FINANZIAMENTO CENTRI DI SERVIZIO PER IL VOLONTARIATO

Al fine di assicurare il finanziamento stabile dei Centri di Servizio per il Volontariato (CSV), nell’ambito del Codice del Terzo settore è stata disposta l’istituzione del Fondo Unico Nazionale (FUN).
I CSV utilizzano le risorse del FUN loro conferite al fine di organizzare, gestire ed erogare servizi di supporto tecnico, formativo ed informativo per promuovere e rafforzare la presenza ed il ruolo dei volontari negli enti del Terzo settore, senza distinzione tra enti associati ed enti non associati, e con particolare riguardo alle organizzazioni di volontariato, nel rispetto e in coerenza con gli indirizzi strategici generali.
Il FUN è alimentato dai contributi annuali posti a carico delle Fondazioni di Origine Bancaria (FOB).
Ciascuna FOB destina ogni anno al FUN una quota non inferiore ad 1/15 del risultato della differenza tra l’avanzo dell’esercizio meno l’accantonamento a copertura dei disavanzi pregressi, alla riserva obbligatoria e l’importo minimo da destinare ai settori rilevanti.

CREDITO D’IMPOSTA ALLE FOB

A fronte dei contributi versati entro il 31 ottobre di ciascun anno, è riconosciuto alle FOB un credito d’imposta da utilizzare in compensazione tramite modello F24.
Sebbene il credito d’imposta sia pari al 100% dei versamenti eseguiti, la misura è sottoposta ad un tetto di spesa annuo di 10 milioni di euro. Pertanto sulla base del rapporto tra l’ammontare delle risorse stanziate e l’importo complessivo dei versamenti effettuati dalle FOB, l’Agenzia delle Entrate determina la percentuale in base alla quale è determinato l’ammontare del credito d’imposta spettante a ciascuna fondazione.
Per l’anno 2019 la percentuale del credito d’imposta spettante a ciascuna fondazione è stabilita  nella misura del 46,4068306637284 per cento dei versamenti effettuati al FUN entro il 31 ottobre 2019.

MODALITÀ DI UTILIZZO DEL CREDITO D’IMPOSTA

Il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione tramite Modello F24, che va presentato esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. In sede di compilazione del modello F24 il credito d’imposta è contraddistinto con il codice tributo “6893”, istituito dall’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 101/E del 2018.

L’ammontare del credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale è riconosciuto e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi, fino a quello nel corso del quale se ne conclude l’utilizzo.
Al credito d’imposta non si applicano i limiti di utilizzo: Euro 250.000 ed Euro 700.000.

CESSIONE DEL CREDITO D’IMPOSTA

Il credito d’imposta spettante può essere ceduto dalle FOB, in esenzione dall’imposta di registro, a intermediari bancari, finanziari e assicurativi ed è utilizzabile dal cessionario alle medesime condizioni applicabili al cedente. Dell’avvenuta cessione deve essere data comunicazione all’Organismo Nazionale di Controllo (ONC) che a sua volta comunica la variazione del beneficiario all’Agenzia delle Entrate.

Partite IVA inattive: chiusura d’ufficio

L’Agenzia delle entrate con provvedimento 3 dicembre 2019, n. 1415522 ha fornito i criteri e le modalità di applicazione della “chiusura d’ufficio delle partite IVA inattive” prevista dal decreto IVA.

Ai sensi del vigente comma 15 quinquies dell’articolo 35 del decreto IVA l’Agenzia delle entrate procede d’ufficio alla chiusura delle partite IVA dei soggetti che, sulla base dei dati e degli elementi in suo possesso, risultano non aver esercitato nelle tre annualità precedenti attività di impresa ovvero attività artistiche o professionali. Sono fatti salvi i poteri di controllo e accertamento dell’amministrazione finanziaria. Con il provvedimento in oggetto il direttore dell’Agenzia delle entrate ha stabilito i criteri e le modalità di applicazione della presente disposizione prevedendo forme di comunicazione preventiva al contribuente.
Le partite IVA sopra indicate sono individuate sulla base di riscontri automatizzati con le informazioni disponibili in Anagrafe Tributaria, volti a identificare i soggetti titolari di partita IVA che nelle tre annualità precedenti non hanno presentato, se dovuta, la dichiarazione IVA o dei redditi di lavoro autonomo o d’impresa.
La chiusura delle partite IVA inattive avviene in modalità centralizzata. Per i soggetti diversi dalle persone fisiche, qualora dagli elementi registrati in Anagrafe Tributaria non emergano evidenze atte a supporre l’operatività del soggetto, si procederà contestualmente alla estinzione del codice fiscale.
A ciascun soggetto individuato come presumibilmente inattivo è inviata la comunicazione preventiva di chiusura d’ufficio della partita IVA. La spedizione avverrà mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento (AR).
Il contribuente che ravvisi elementi non considerati o valutati erroneamente, relativamente alla comunicazione di cui sopra, può rivolgersi, entro 60 giorni dalla sua ricezione, ad un qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia delle entrate e fornire chiarimenti circa la propria posizione fiscale di soggetto attivo ai fini IVA.
Il soggetto diverso da persona fisica che non ritenga corretta la contestuale estinzione del codice fiscale, potrà rivolgersi agli uffici dell’Agenzia delle entrate per richiederne, motivatamente, la riattivazione.
Gli uffici, verificate le argomentazioni e la documentazione prodotta dal contribuente, possono archiviare la comunicazione di chiusura della partita IVA, mantenendo il soggetto in stato di attività, oppure rigettare l’istanza con motivato diniego.

IVA: sgravio per i viaggiatori residenti fuori dall’Unione europea

Per le cessioni di beni di importo superiore a 154,94 euro (IVA inclusa), da trasportare nei bagagli personali dei viaggiatori domiciliati o residenti fuori dall’Unione europea, trova applicazione l’articolo 38-quater del decreto IVA. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Principio di diritto 02 dicembre 2019, n. 25)

Il Fisco in tale ambito ha previsto che:
1) i cessionari possono essere solo coloro che risultino domiciliati o residenti fuori dalla UE e che non siano soggetti passivi d’imposta nel loro Paese;
2) i beni devono essere destinati all’uso personale o familiare del viaggiatore ed «essere privi, in via generale, di qualsiasi interesse commerciale», fermo restando che «l’acquisto dei beni in quantità sproporzionata rispetto a quella normalmente rientrante nell’uso personale o familiare, potendo fare presupporre l’utilizzo degli stessi beni nell’ambito di un’attività commerciale, non rende possibile l’applicazione del beneficio in questione»;
3) per determinare se la soglia di valore (154,94 euro, IVA inclusa) sia stata superata occorre basarsi «sul valore di fattura. Il valore aggregato di diversi beni può essere usato soltanto se tutti i beni figurano nella stessa fattura, rilasciata dallo stesso soggetto passivo che fornisce i beni allo stesso cliente»;
4) la cessione a viaggiatori extracomunitari dei beni descritti deve essere documentata tramite le funzionalità informatiche di cui al sistema OTELLO – “Online tax refund at exit: light lane optimization”- con fattura in formato elettronico:
a) senza pagamento dell’IVA, salvo successivo versamento della stessa – con regolarizzazione dell’operazione tramite apposita variazione – laddove non sia presentata la documentazione prescritta a comprova dell’uscita dei beni dalla UE;
b) con pagamento dell’IVA, poi rimborsata al cessionario dal cedente, il quale la recupera – ove sia fornita la prova dell’uscita dei beni dalla UE nei termini indicati – previa annotazione della corrispondente variazione nel registro degli acquisti. In questa ipotesi, il cedente può delegare il rimborso dell’imposta ad appositi intermediari.
Ciò premesso, non sono ammesse modalità che non consentano di rispettare puntualmente i requisiti richiamati sub 1), sub 2) e sub 3), volte in particolare ad ottenere comunque il rimborso dell’IVA anche qualora il valore di ciascun singolo acquisto non sia superiore a 154,94 euro, IVA inclusa, posto che il valore aggregato di diversi beni rileva ai fini del superamento del predetto importo soltanto se tutti i beni sono fatturati da un singolo venditore ad un singolo cliente. In tale ambito, non è inoltre ammessa la possibilità di beneficiare della disciplina di cui all’articolo 38-quater del decreto IVA in riferimento a prestazioni di servizi.

Ai fini dell’agevolazione prima casa rileva la superficie catastale

Forniti chiarimenti in materia di superficie massima che l’immobile deve avere per non ricadere nella categoria “di lusso” ed essere quindi escluso dalle agevolazioni prima casa (Corte di cassazione – ordinanza – n. 30930/2019).

La Corte di Cassazione ha costantemente affermato che in materia di superficie massima che l’immobile deve avere per non ricadere nella categoria dell’immobile “di lusso”, deve essere esclusa dal dato quantitativo globale della superficie dell’immobile indicata nell’atto di acquisto (in essa compresi, dunque, i muri perimetrali e quelli divisori) solo, alcuni vani specificamente individuati, quali i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine e non l’intera superficie non calpestabile, mancando nell’espressione “superficie utile complessiva” l’aggettivo “netta”, che, invece era presente nel testo “superficie utile netta complessiva” prevista nella previgente.

Ai fini del computo è, quindi, irrilevante la superficie calpestabile o netta, dovendosi escludere dalla superficie complessiva solo i vani indicati dalla suddetta disposizione normativa.