SR41 per il pagamento diretto: non necessaria la sottoscrizione del lavoratore e compilazione semplificata

Nell’ottica di miglioramento e più rapida gestione ed emissione dei pagamenti delle integrazioni salariali, sono state apportate una serie di semplificazioni ai fini della compilazione e della trasmissione del modello SR41, contenente i dati utili alla liquidazione della prestazione e all’accredito della contribuzione figurativa (Inps, messaggio n. 1508 del 06 aprile 2020)

Come noto, sia nel caso di trattamento ordinario di integrazione salariale, che di assegno ordinario del FIS o degli altri Fondi di solidarietà bilaterali, nonché della Cassa integrazione in deroga, laddove il datore di lavoro opti per il pagamento diretto ai lavoratori oppure tale ultima modalità sia quella esclusiva, come nel caso della Cig in deroga, i datori di lavoro sono tenuti ad inviare telematicamente il modello “IG Str Aut” (cod. “SR41”), contenente i dati utili alla liquidazione della prestazione e all’accredito della contribuzione figurativa. Tale modello si sostanzia in un documento stampabile che il datore di lavoro deve far sottoscrivere al lavorare beneficiario e conservare agli atti.
Orbene, nell’attuale fase emergenziale, a causa delle note restrizioni di mobilità dei cittadini, la sottoscrizione del modello da parte del lavoratore non è evidentemente realizzabile. Inoltre, in un’ottica generale di revisione del sistema di gestione dei pagamenti dei trattamenti di integrazione salariale, il modello cartaceo verrà definitivamente dismesso con il prossimo passaggio all’acquisizione di tutti i dati utili al pagamento diretto tramite flusso UniEmens.
Tanto premesso, viene disposta l’abolizione dell’obbligo di firma da parte del lavoratore del modello cod. “SR41”; eventuali informazioni utili al lavoratore, potranno essere richieste dal medesimo al proprio datore di lavoro che, in ogni caso, ha la possibilità di stampare il predetto modello. Conseguemente, le condizioni soggettive oggetto di dichiarazione di responsabilità da parte del lavoratore, contenute nel quadro “G” del modello cartaceo “SR41”, non sono più oggetto di autocertificazione, ma saranno controllate d’ufficio in maniera automatica, attraverso la verifica dei dati presenti negli archivi informatici dell’Inps. Per quanto riguarda, inoltre, la certificazione dell’IBAN sul quale avviene l’accredito della prestazione, come per la generalità delle prestazioni pensionistiche e non pensionistiche erogate dall’Inps mediante accredito su conto corrente bancario o postale, su libretto di deposito a risparmio bancario nominativo dotato di IBAN, su libretto di risparmio postale nominativo dotato di IBAN o su carta prepagata ricaricabile dotata di IBAN, non è più prevista la compilazione e la trasmissione dello specifico modello (Inps, circolare n. 48 del 29 marzo 2020).
Circa poi le modalità di compilazione del modello telematico “SR41”, sempre nell’ottica di miglioramento e più rapida gestione ed emissione dei pagamenti, sono state apportate una serie di semplificazioni.
Tra le novità introdotte e già operative vi è l’obbligo, in fase di invio del file “SR41”, dell’indicazione del numero di autorizzazione comunicato dall’Istituto, che consente l’abbinamento automatico del file “SR41” alla medesima autorizzazione. Tale adempimento è propedeutico al rilascio a breve dell’aggiornamento del programma che automatizza le successive fasi di lavorazione in carico alle Strutture territoriali che non dovranno più intervenire manualmente per effettuare l’associazione del file “SR41” con l’autorizzazione. Dalla descritta modalità di lavorazione automatizzata sono esclusi:
– i beneficiari cui deve essere applicata una trattenuta sull’importo della prestazione, ad esempio, per la presenza di pensione o di provvedimenti giudiziari a favore del coniuge separato o divorziato;
– i lavoratori beneficiari a cui si applica la trattenuta sindacale, acquisita dal flusso automatizzato proveniente dalle aziende.
Ancora, alla non obbligatorietà della compilazione dei quadri “D” ed “E”, si aggiunge la non obbligatorietà della compilazione dei dati relativi allo stato civile, titolo di studio, partecipazione a lavori socialmente utili ed eventuali periodi effettuati. Tali implementazioni sono già operative.
Infine, un’altra importante novità, già operativa, è quella di consentire l’invio di flussi relativi a periodi più ampi di una singola mensilità, al fine di ridurre il numero di file “SR41” da trasmettere.

COVID-19: Sostegno Enasarco agli agenti

Con un Comunicato del 3 aprile 2020, la Fondazione Enasarco ha reso noto di aver approvato il piano delle prestazioni integrative in favore degli agenti, rappresentanti di commercio e consulenti finanziari per il 2020. In considerazione della grave crisi sanitaria ed economica causata dall’epidemia da COVID-19, la Fondazione ha integrato le misure con erogazioni straordinarie a sostegno degli iscritti che hanno subito conseguenze negative rilevanti a causa dell’emergenza.

Nell’ambito delle proprie attività istituzionali la Fondazione Enasarco ha approvato il programma annuale delle prestazioni integrative di previdenza in favore degli iscritti (agenti, rappresentanti di commercio e consulenti finanziari), che per il 2020 si arricchisce di misure straordinarie per fronteggiare gli effetti dell’emergenza da COVID-19.
In base al programma, a decorrere dal 3 aprile 2020 è possibile presentare le domande per:
– Contributo nascita o adozione, pari a € 750,00 per ogni figlio nato o adottato;
– Contributo per maternità, pari a € 2.500,00;
– Contributo per erogazioni straordinarie in relazione all’emergenza covid-19, pari a € 8.000 in caso di decesso, € 1.000 in caso di contagio, € 1.000 in caso di forte riduzione delle.

Invece, a decorrere dal 16 giugno 2020 sarà possibile presentare, in aggiunta a quelle suindicate, anche le domande per:
– Contributo per assistenza personale permanente, pari a € 2.600,00 annue, non cumulabili con erogazione straordinaria di assistenza e solidarietà;
– Contributo per soggiorno in casa di riposo, pari alle spese sostenute per il soggiorno, fino ad un massimo di € 5.200,00;
– Contributo assistenza a figli disabili, pari € 6.000,00 annue.;
– Contributo per erogazioni straordinarie over 75 anni, pari all’importo previsto dalla polizza assicurativa.

In termini generali l’assegnazione dei contributi avviene con Determina del Direttore Generale della Fondazione, secondo la graduatoria di reddito dal più basso al più alto redatta con cadenza quadrimestrale tenuto conto del reddito percepito dal richiedente nell’anno 2018. Le domande che non risultano assegnatarie del contributo richiesto nella graduatoria relativa del bando di presentazione, partecipano d’ufficio alla graduatoria dei bandi relativi ai quadrimestri successivi. Eventuali risparmi di gestione del budget previsti per il 1° e il 2° quadrimestre sono destinati al budget del 3° quadrimestre.
Per quanto riguarda, in particolare, le erogazioni straordinarie per far fronte alle conseguenze dell’epidemia da Covid-19, possono richiederle gli agenti, rappresentanti di commercio e consulenti finanziari in attività, compresi i pensionati che proseguono l’attività di agenzia per la maturazione dei supplementi di pensione (o i loro familiari in caso di decesso dell’iscritto), in possesso di un reddito 2018 non superiore a € 40.000, rilevabile dalle seguenti caselle dei quadri RN e LM (se entrambi compilati) del modello Unico PF 2019:
– Quadro RN1, casella 1;
– Quadro LM, casella LM6;
– Quadro LM, casella LM34 casella 3.
I richiedenti che nell’anno 2018 hanno svolto attività diversa da quella di agenzia (ad esempio, lavoro subordinato) potranno comprovare il reddito allegando la documentazione fiscale valida alla quale erano tenuti in base all’attività svolta in tale anno. Il requisito di reddito non si applica nel caso di decesso dell’agente in attività a causa del virus Covid-19. Nell’ipotesi di agenti operanti sotto forma di società di persone il reddito è quello del socio che ha inoltrato la domanda risultante dal proprio modello Unico PF 2019.

Le domande sono soddisfatte nel seguente ordine:
a) Prioritariamente, saranno erogati contributi economici nei casi di decesso di agente in attività causato dal Covid-19. Il contributo economico è di € 8.000.
b) Soddisfatte le domande di cui al punto a), saranno erogati contributi economici agli iscritti per intervenuto contagio da Covid-19. Il contributo economico è di € 1.000. La domanda dovrà essere corredata da idonea certificazione sanitaria attestante l’avvenuto contagio dell’iscritto.
c) Soddisfatte le domande di cui al punto b), saranno erogati contributi economici agli iscritti per i quali possano presumersi provvigioni fortemente ridotte a causa dell’epidemia Covid-19. Il contributo è di € 1.000, a prescindere dal carico familiare.
I contributi di cui ai precedenti punti sono cumulabili tra loro. In tal caso l’iscritto concorrerà alle diverse graduatorie tenuto conto dei criteri di cui al presente disciplinare. Il contributo per decesso dell’agente iscritto, tuttavia, assorbe gli eventuali contributi eventualmente già erogati o richiesti per ricovero o per riduzione delle provvigioni; pertanto, l’erogazione straordinaria complessivamente erogata non potrà superare la somma di € 8.000.

L’assegnazione dei contributi avverrà sulla base di bandi quadrimestrali, secondo una graduatoria di reddito dal più basso al più alto. Le domande presentate per un bando e che risulteranno non beneficiarie del contributo economico (perché fuori graduatoria rispetto al budget assegnato al singolo bando) concorreranno d’ufficio ai bandi successivi. Gli iscritti riceveranno, quindi, apposita comunicazione sull’esito della loro domanda (“accolta” oppure “non accolta e inserita d’ufficio nel bando successivo” oppure “non accolta per documentazione insufficiente o non conforme”, all’esito del 1° e 2° bando, oppure “non accolta definitivamente”, all’esito del 3° bando).

La presentazione della domanda è effettuata con modalità differenti in relazione alla tipologia di contributo.

CONTRIBUTI ECONOMICI PER DECESSO

La domanda può essere presentata esclusivamente mediante invio a mezzo PEC del modulo di richiesta disponibile sul sito web www.enasarco.it (da non utilizzare e non valido per tutti gli altri casi) e dovrà essere accompagnata dalla seguente documentazione:
– Autocertificazione attestante il decesso dell’iscritto e lo svolgimento effettivo dell’attività di agenzia fino al momento del decesso;
– Certificazione medica attestante che il decesso è intervenuto a causa di affezione da virus Covid-19 (anche solo quale concausa).
La PEC dovrà essere inviata esclusivamente al seguente indirizzo: prestazioniassistenziali@pec.enasarco.it

CONTAGIO DA COVID-19

La domanda può essere presentata esclusivamente on-line mediante accesso all’apposita sezione riservata del sito www.enasarco.it e deve essere accompagnata dalla seguente documentazione:
– Certificazione medica attestante l’avvenuto contagio dell’iscritto da Covid-19;
– Modello Unico PF 2019 attestante per l’anno 2018 un reddito non superiore a € 40.000,00 o altra documentazione fiscale valida.

PROVVIGIONI FORTEMENTE RIDOTTE A CAUSA DELL’EPIDEMIA COVID-19

La domanda può essere presentata esclusivamente on-line mediante accesso all’apposita sezione riservata del sito www.enasarco.it e deve essere accompagnata dalla seguente documentazione:
– Modello Unico PF 2019 attestante per l’anno 2018 un reddito non superiore a € 40.000,00 o altra documentazione fiscale valida;
– Dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante una diminuzione delle provvigioni, nel trimestre di contribuzione antecedente la presentazione della domanda, superiore al 33% rispetto alle provvigioni percepite nello stesso trimestre dell’anno precedente.

Prestazioni Inps, i chiarimenti sulla sospensione dei termini decadenziali per le domande amministrative

A decorrere dal 23 febbraio e fino al 1° giugno 2020, è sospesa la decorrenza dei termini decadenziali per la presentazione delle domande di prestazioni previdenziali e di riconoscimento dei requisiti e delle condizioni per il diritto a dette prestazioni, nonchè per l’accettazione dei provvedimenti di ricongiunzione, riscatto e rendita vitalizia (Inps, circolare n. 50 del 4 aprile 2020)

Come noto, l’art. 34 del D.L. n. 18/2020 ha disposto, a decorrere dal 23 febbraio 2020 e sino al 1° giugno 2020, il decorso dei termini di decadenza e di prescrizione relativi alle prestazioni previdenziali, assistenziali e assicurative erogate dall’Inps e dall’Inail. Orbene, i termini di decadenza sospesi sono sia quelli previsti dalle vigenti disposizioni di legge per la presentazione delle domande di prestazioni previdenziali e delle domande di riconoscimento dei requisiti e delle condizioni per il diritto alle prestazioni, che quelli per l’esperimento dell’azione giudiziaria, ad esempio avverso la decisione di diniego del ricorso amministrativo o il silenzio-rigetto formatosi a  seguito dello spirare dei termini stabiliti per la pronuncia della decisione medesima (art. 47, D.P.R. n. 639/1970). A titolo esemplificativo e non esaustivo, rientrano nell’ambito di applicazione della norma in esame i termini di decadenza per la presentazione delle seguenti domande:
– riconoscimento dei requisiti e delle condizioni per il diritto alla pensione anticipata in favore dei lavoratori c.d. precoci (art. 1, co. 199 e ss., L. 11 dicembre 2016, n. 232), con scadenza originaria del termine al 1° marzo 2020;
– riconoscimento dei requisiti e delle condizioni per il diritto all’indennità c.d. APE sociale (art. 1, commi 179 e ss., L. 11 dicembre 2016, n. 232), con scadenza del termine al 31 marzo 2020;
– riconoscimento dei requisiti e delle condizioni per il diritto alla pensione di inabilità per soggetti affetti da malattie, di origine professionale, derivanti da esposizione all’amianto (art. 1, commi 250 e 250 bis, L. 11 dicembre 2016, n. 232), in scadenza al 31 marzo 2020;
– riconoscimento dello svolgimento di attività lavorative particolarmente faticose e pesanti (D.Lgs. 21 aprile 2011, n. 67) in scadenza al 1° maggio 2020;
– pensionamento anticipato per i lavoratori del settore editoria (art. 37, co. 1, lett. a), L. 5 agosto 1981, n. 416);
– conferma dell’assegno ordinario di invalidità (art. 1, co. 7, L. 12 giugno 1984, n. 222).
Le domande di riconoscimento dei requisiti e delle condizioni per il diritto alla pensione anticipata in favore dei lavoratori c.d. precoci e all’APE sociale, presentate, rispettivamente, dopo il 1° marzo ed il 31 marzo 2020, purchè comunque entro il 1° giugno 2020, ai fini del monitoraggio degli oneri, si considerano presentate, rispettivamente, entro il 1° ed il 31 marzo. Di qui, fermo restando il termine previsto del 30 giugno 2020 per l’invio dell’esito delle domande presentate, rispettivamente, entro il 1° ed il 31 marzo, a seguito dell’inclusione nel c.d. primo scrutinio anche delle domande presentate oltre tali ultimi termini, l’invio dell’esito delle domande in argomento è effettuato anche successivamente alla predetta data, in considerazione del numero delle domande e dei tempi necessari per il completamento dell’istruttoria.
Con riferimento all’assegno ordinario di invalidità, esso è riconosciuto per un periodo di tre anni ed è confermabile per periodi della stessa durata, su domanda del titolare. La conferma dell’assegno ha effetto dalla data di scadenza, nel caso in cui la domanda sia presentata nel semestre antecedente tale data, oppure dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda, qualora la stessa venga inoltrata entro i centoventi giorni successivi alla scadenza suddetta. Le domande di conferma presentate oltre 120 giorni dalla scadenza sono considerate nuova domanda. Tanto premesso, la sospensione dei termini esplica effetti con riguardo alle domande di conferma i cui termini di presentazione ricadano nell’arco temporale intercorrente dal 23 febbraio al 1° giugno 2020, siano essi quelli relativi al semestre precedente la scadenza dell’assegno, siano essi quelli relativi al periodo di 120 giorni successivi alla stessa. In tali ipotesi, il differimento opera relativamente al periodo residuo del termine di presentazione della domanda rispetto a quello già trascorso al 23 febbraio 2020.
Peraltro, considerato lo stato emergenziale dichiarato dalle autorità pubbliche, nonchè la conseguente sospensione delle visite previdenziali medico legali, nelle more, il pagamento degli assegni di invalidità viene mantenuto provvisoriamente, ove sia stata presentata la domanda di conferma, salvo recupero degli importi indebiti, qualora gli accertamenti successivi si concludano con il giudizio di insussistenza del requisito di legge. In tale contesto, pertanto, l’interessato può comunque presentare la domanda di conferma, tenuto conto che sono attivi i consueti canali di comunicazione telematica con l’Istituto.
Nell’ipotesi suddetta, è disposta centralmente, a titolo provvisorio, l’emissione di un mandato aggiuntivo di importo pari al netto corrisposto nell’ultimo mese di validità dell’assegno. Ove l’assegno venga confermato, tale importo deve essere conguagliato, a cura delle Strutture territoriali, con gli arretrati derivanti dalla ricostituzione dell’assegno stesso. Restano salve le azioni di recupero nel caso di corresponsione di ratei eventualmente non dovuti.
Infine, anche i termini di decadenza per l’accettazione dei provvedimenti di ricongiunzione, riscatto e rendita vitalizia (art. 13, L. n. 1338/1962), che ricadono nel periodo compreso tra il 23 febbraio ed il 1° giugno 2020, sono sospesi. Pertanto, dal 2 giugno 2020 gli interessati sono rimessi nei predetti termini conservando il diritto alle condizioni dell’originale piano di ammortamento. La sospensione non opera con riferimento ai termini di decadenza per le accettazioni dei provvedimenti già decorsi alla data del 23 febbraio 2020, per le quali gli operatori delle Strutture territoriali devono procedere secondo le ordinarie disposizioni in materia.

I datori iscritti al FIS, fino a 15 dipendenti, possono accedere alla CIGD nelle Regioni del D.L. 9/2020

I datori di lavoro iscritti al FIS che occupavano fino a 15 dipendenti, che nelle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, interessate dal D.L. n. 9/2020, non potevano fruire dell’assegno ordinario e risultavano privi di tutela, possono accedere alla cassa integrazione in deroga, per il periodo massimo di un mese. Per i periodi non già coperti dalla prestazione in deroga autorizzata dalla Regione interessata, possono invece accedere alle prestazioni garantite dal FIS per il territorio nazionale (Inps, messaggio n. 1478 del 02 aprile 2020)

Tra le varie misure di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, l’art. 13, co. 4, del D.L. n. 9 del 2 marzo 2020, ha esteso la platea dei datori di lavoro che possono accedere alle prestazioni garantite dal Fondo di integrazione salariale (FIS) alle aziende che occupano più di 5 dipendenti, limitatamente ai datori che hanno dovuto interrompere o ridurre l’attività produttiva per le unità produttive situate nei Comuni colpiti per primi dall’emergenza COVID-19, c.d.  “zone rosse” come individuate nell’Allegato 1 del D.P.C.M. del 1° marzo 2020:
1) nella Regione Lombardia:

– Bertonico;
– Casalpusterlengo;
– Castelgerundo;
– Castiglione D’Adda;
– Codogno;
– Fombio;
– Maleo;
– San Fiorano;
– Somaglia;
– Terranova dei Passerini.
2) nella Regione Veneto:
– Vò.
La previsione, peraltro, si applica anche alle unità produttive collocate al di fuori dei predetti Comuni, ma con esclusivo riferimento a quei lavoratori che, essendo residenti o domiciliati nei Comuni medesimi, non possano in alcun modo prestare la propria attività lavorativa, purché risultino alle dipendenze dell’azienda richiedente la prestazione alla data del 23 febbraio 2020.
Il successivo art. 17, co, 1, del citato D.L. n. 9/2020, ha previsto poi che le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, con riferimento ai datori di lavoro del settore privato, compreso quello agricolo, con unità produttive ivi situate, nonché ai datori di lavoro che non hanno sede legale o unità produttiva od operativa in dette Regioni, limitatamente ai lavoratori residenti o domiciliati nelle predette Regioni, per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario in costanza di rapporto di lavoro, possono riconoscere trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo massimo di un mese, limitatamente ai lavoratori già in forza alla data del 23 febbraio 2020.
Infine, l’art. 19 del D.L.n. 18 del 17 marzo 2020, con il quale sono state emanate ulteriori norme speciali in materia di trattamento Cigo, assegno ordinario e Cigd, a valere sul territorio nazionale, ha esteso la possibilità di fruire della di assegno ordinario, con causale “COVID-19 nazionale”, anche ai lavoratori dipendenti presso datori di lavoro iscritti al Fondo di integrazione salariale (FIS) che occupano mediamente più di 5 dipendenti.
Orbene, per il periodo di copertura previsto dal D.L. n. 9/2020, i datori di lavoro iscritti al FIS che occupavano fino a 15 dipendenti, salvo che per le “zone rosse” dei Comuni individuati dal D.P.C.M. (art. 13, D.L. n. 9/2020), non potevano accedere all’assegno ordinario e risultavano privi di una tutela che li garantisse dalla sospensione o riduzione di orario per eventi oggettivamente non evitabili. Così, nelle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, interessate dal D.L. n. 9/2020, molti datori di lavoro iscritti al FIS con meno di 15 dipendenti hanno presentato domanda di accesso alla cassa integrazione in deroga alle suddette Regioni.
Pertanto, ad integrazione delle indicazioni di prassi già emanate (Inps, circolare n. 47/2020), su espressa indicazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per tali datori di lavoro, le domande presentate alle citate Regioni si considerano accoglibili per il periodo massimo concedibile (un mese) (art. 17, D.L. n. 9/2020). Le Regioni interessate, previa verifica del periodo di copertura della domanda, sono tenute ad inviare alla Direzione regionale dell’Inps di competenza il decreto con le modalità usuali, indicando esclusivamente il numero convenzionale “33192”, congiuntamente all’elenco di tali domande per consentire il pagamento della prestazione richiesta.
Evidentemente, i datori di lavoro così individuati potranno accedere alle prestazioni garantite dal FIS per il territorio nazionale (art. 19, D.L. n. 18/2020) esclusivamente per periodi che non risultano già coperti dalla prestazione in deroga autorizzata dalla Regione.

ENPACL proroga i versamenti contributivi 2020

In relazione allo stato di emergenza che interessa l’intero territorio nazionale, il Consiglio di Amministrazione dell’ENPACL ha adottato specifiche misure per consentire ai consulenti del lavoro di fronteggiare la situazione determinata dalla crisi epidemiologica. In particolare, sono stati sospesi i versamenti contributivi, con la possibilità di effettuarli negli ultimi quattro mesi del 2020.

In prima istanza, quando ancora lo stato di emergenza non era esteso a tutto il territorio nazionale, l’ENPACL ha disposto la sospensione dei versamenti contributivi fino al 31 dicembre 2020 per i Consulenti del Lavoro aventi residenza, domicilio o sede operativa in uno dei Comuni della “zona rossa” individuati dall’allegato 1 al dpcm 1° marzo 2020:
1) nella Regione Lombardia:
– Bertonico;
– Casalpusterlengo;
– Castelgerundo;
– Castiglione D’Adda;
– Codogno;
– Fombio;
– Maleo;
– San Fiorano;
– Somaglia;
– Terranova dei Passerini.
2) nella Regione Veneto:
– Vò.
In seguito all’ampliamento dello stato di emergenza, l’ENPACL ha disposto la sospensione della contribuzione obbligatoria di competenza dell’anno 2020 per i Consulenti del Lavoro di tutta Italia, concentrando i versamenti nell’ultimo quadrimestre 2020 a partire dal 16 settembre 2020.
Dunque, devono ritenersi cancellate le ordinarie scadenze di versamento, a decorrere da quella del 16 aprile 2020.
Tuttavia, durante tale periodo, resta la facoltà di effettuare versamenti spontanei in acconto della contribuzione obbligatoria 2020, senza vincoli di importo e date, e senza di specificare la tipologia di contributo (soggettivo o integrativo). I versamenti in acconto possono essere effettuati fino al 16 agosto 2020 (compreso) accedendo alla propria area riservata dei Servizi Enpacl on line, attraverso la funzione “Contribuzione – Versamenti in acconto”. In caso di opzione per il versamento tramite modello F24, in sede di compilazione della sezione “Altri enti previdenziali e assicurativi” devono essere indicati i seguenti dati:
– Codice ente (0006);
– Causale contributo (E053);
– Periodo di riferimento (da 01/2020 a 08/2020);
– Importi a debito versati (a piacere).
Dal 17 agosto 2020 in poi i versamenti spontanei in acconto non saranno più possibili.
In fase di dichiarazione contributiva annuale, da presentare entro il 16 settembre 2020, si dovrà specificare la tipologia di contributi (soggettivi o integrativi) a cui imputare i versamenti spontanei effettuati in acconto.

Oltre alla sospensione della contribuzione obbligatoria 2020, l’ENPACL ha previsto le seguenti misure di sostegno:
– la sospensione fino al mese di settembre 2020 di tutte le rateazioni in corso, per riscatto, ricongiunzione e per contribuzioni pregresse;
– una copertura collettiva in caso di decesso per tutti gli iscritti con età inferiore a 75 anni, con decorrenza 1° aprile 2020 e senza oneri per gli interessati;
– l’accesso al credito con finanziamenti di importo fino al 20% del volume d’affari dichiarato all’Ente nel 2019, nel limite di 50.000 euro, ad un tasso agevolato per fronteggiare la crisi di liquidità;
– l’erogazione (con procedura d’urgenza) di una somma pari a 3.000 euro per i consulenti del lavoro che si trovano in quarantena o isolamento su disposizione delle Autorità sanitarie;
– l’erogazione di un sussidio pari a 10.000 euro in caso di ricovero in strutture ospedaliere.

CONTRIBUZIONE OBBLIGATORIA 2020 IN SINTESI

Contributo soggettivo È dovuto dai Consulenti del Lavoro iscritti all’Ente, compresi i pensionati iscritti.
È calcolato applicando la percentuale del 12% al reddito professionale prodotto in forma individuale o associata nell’anno 2019. La percentuale è del 6% per i neo iscritti under 35 e i pensionati iscritti.
Il contributo soggettivo minimo deve essere corrisposto in 4 rate: 16 settembre 2020, 16 ottobre 2020, 16 novembre 2020 e 16 dicembre 2020.
Contributo integrativo È calcolato applicando la percentuale del 4% su tutti i compensi rientranti nel volume d’affari ai fini IVA. Il versamento deve essere effettuato indipendentemente dall’effettivo pagamento eseguito dal debitore. È comunque dovuto un contributo integrativo minimo da corrispondere entro il 16 settembre 2020.
Contributo di maternità È versato con la rata in scadenza il 16 settembre 2020. 
Dichiarazione obbligatoria e versamento Entro il 16 settembre 2020, tutti i Consulenti del Lavoro che risultino iscritti, anche per frazione d’anno all’Albo professionale, devono comunicare all’Ente, esclusivamente in via telematica, l’ammontare del reddito professionale e del volume d’affari ai fini IVA, conseguito e prodotto nell’anno 2019 nonché versare il contributo soggettivo (12% o 6% del reddito professionale, detratto il minimo) e il contributo integrativo. Tale versamento può essere effettuato in unica soluzione ovvero a rate (da due a quattro) con scadenza il 16 settembre 2020, 16 ottobre 2020, 16 novembre 2020 e 16 dicembre 2020.
Modalità di versamento Per il versamento sono previste due modalità alternative (valide anche per i versamenti spontanei in acconto):
pagoPA: la procedura rilascia un avviso di pagamento che può essere pagato sia attraverso la funzione nell’area riservata di Enpacl on line oppure attraverso i canali sia fisici che online di banche e altri Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP), come ad esempio:
a) presso le agenzie della banca;
b) tramite home banking;
c) presso gli sportelli ATM abilitati delle banche;
d) presso i punti vendita di SISAL, Lottomatica e Banca 5;
e) presso gli Uffici Postali.

modello F24: la procedura rilascia il modello F24 ordinario precompilato, che può essere pagato online utilizzando la Enpacl Card oppure attraverso i canali ordinari.

NUOVO CALENDARIO CONTRIBUZIONE OBBLIGATORIA 2020

16 settembre 2020

16 ottobre 2020

16 novembre 2020

16 dicembre 2020

– presentazione dichiarazione obbligatoria anno 2019;

– versamento contributi (soggettivo e oggettivo): 100% o 1^ rata;

– versamento contributo maternità: 100%.

versamento contributi (soggettivo e oggettivo): 2^ rata. versamento contributi (soggettivo e oggettivo): 3^ rata. versamento contributi (soggettivo e oggettivo): 4^ rata.

COVID-19: operative le procedure di richiesta CIGO e assegno FIS, per la CIGD si attendono le Regioni

Con il messaggio n. 1287 del 20 marzo 2020, l’Inps fornisce una prima sintetica illustrazione delle indicazioni operative relative alle prestazioni di Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga, riferite all’emergenza Covid-19. Successivamente, a seguito del parere favorevole del Ministero vigilante, saranno fornite le istruzioni operative e procedurali di dettaglio, in merito all’applicazione dei suddetti benefici, con relativa circolare.

Come noto, tra le misure introdotte dal Decreto Cura Italia, si prevedono anche tutele a sostegno del reddito per la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa, mediante l’utilizzo esteso della cassa integrazione ordinaria, dell’assegno ordinario e della cassa integrazione in deroga.
Possono essere ammessi alla fruzione del trattamento di Cassa integrazione ordinaria con causale “COVID-19 nazionale” i seguenti soggetti:
– imprese industriali manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione di impianti, produzione e distribuzione dell’energia, acqua e gas;
– cooperative di produzione e lavoro che svolgano attività lavorative similari a quella degli operai delle imprese industriali, ad eccezione delle cooperative D.P.R. n. 602/1970;
– imprese dell’industria boschiva, forestale e del tabacco;
– cooperative agricole, zootecniche e loro consorzi che esercitano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato;
– imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film e di sviluppo e stampa di pellicola cinematografica;
– imprese industriali per la frangitura delle olive per conto terzi;
– imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato;
imprese addette agli impianti elettrici e telefonici;
– imprese addette all’armamento ferroviario;
– imprese industriali degli enti pubblici, salvo il caso in cui il capitale sia interamente di proprietà pubblica;
– imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini;
– imprese industriali esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo;
– imprese artigiane che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, con esclusione di quelle che svolgono tale attività di lavorazione in laboratori con strutture e organizzazione distinte dalla attività di escavazione.
La domanda può essere presentata, con le consuete modalità, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020 e per una durata massima di 9 settimane, utilizzando la nuova causale denominata “COVID-19 nazionale”. Le aziende non devono fornire alcuna prova in ordine alla transitorietà dell’evento e alla ripresa dell’attività lavorativa, né dimostrare la sussistenza del requisito di non imputabilità dell’evento stesso all’imprenditore o ai lavoratori. Conseguentemente, l’azienda deve presentare in allegato alla domanda il solo elenco dei lavoratori beneficiari, ma non la relazione tecnica. Al riguardo, in attesa dell’adeguamento delle procedure, occorre allegare un documento fittizio nella sezione Allegati. Altresì, non occorre dare comunicazione all’Inps della “avvenuta informazione alle rappresentanze sindacali o alla rappresentanza sindacale unitaria”, così sui motivi della mancata comunicazione nel quadro N, va indicato “dispensa Art. 19 comma 2 DL 18/2020”.
Le aziende possono chiedere l’integrazione salariale per “Emergenza COVID-19 nazionale” anche se hanno già presentato una domanda o hanno in corso un’autorizzazione con diversa causale. Il periodo concesso con causale “Emergenza COVID-19 nazionale”, infatti, prevale sulla precedente autorizzazione o sulla precedente domanda non ancora definita. Tali autorizzazioni e domande sono annullate d’ufficio per i periodi corrispondenti.
In termini di istruttoria, sono previste numerose agevolazioni per favorire la massima fruizione delle integrazioni salariali:
– non occorre che i lavoratori siano in possesso del requisito dell’anzianità di 90 giorni di effettivo lavoro, ma è sufficiente che essi siano alle dipendenze dell’azienda richiedente alla data del 23 febbraio 2020;
– non si tiene conto dei limiti di durata (52 settimane nel biennio mobile; 24 mesi, 30 per le imprese del settore edilizia e lapideo, nel quinquennio mobile; 1/3 delle ore lavorabili);
– il termine di presentazione della domanda è individuato alla fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa;
– non è dovuto il pagamento del contributo addizionale;
– i periodi autorizzati sono neutralizzati in caso di successive richieste.
Oltre all’ordinaria modalità di erogazione delle prestazioni tramite conguaglio su Uniemens, è possibile scegliere il pagamento diretto al lavoratore, senza che il datore di lavoro debba comprovare le difficoltà finanziarie dell’impresa.
Possono fruire dell’assegno ordinario, nei casi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa:
– per il Fondo di integrazione salariale (FIS): i lavoratori dipendenti, compresi i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante e con esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio, impiegati presso datori di lavoro che occupano più di cinque dipendenti. Peraltro, i datori di lavoro che hanno in corso un assegno di solidarietà possono accedere al trattamento anche per gli stessi lavoratori già beneficiari dell’assegno di solidarietà, a copertura delle ore di lavoro residue che non possono essere prestate per sospensione totale dell’attività.
– per i Fondi di solidarietà di settore: i lavoratori dipendenti, compresi i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, esclusi i dirigenti, se non diversamente specificato dai regolamenti dei rispettivi fondi.
Anche a tal riguardo, la fase istruttoria è notevolmente semplificata, al fine di garantire un più agevole accesso alla prestazione e favorirne la massima fruizione:
– non occorre che i lavoratori siano in possesso del requisito dell’anzianità di 90 giorni di effettivo lavoro, ma è sufficiente che siano alle dipendenze dell’azienda richiedente alla data del 23 febbraio 2020;
– non si tiene conto dei limiti di durata (52 settimane nel biennio mobile o 26 settimane nel biennio mobile per il Fondo di integrazione salariale; 24 mesi nel quinquennio mobile; 1/3 delle ore lavorabili);
– non si tiene conto del tetto contributivo aziendale;
– il termine di presentazione delle domande è individuato alla fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa;
– non è dovuto il pagamento del contributo addizionale;
– i periodi autorizzati sono neutralizzati in caso di successive richieste.
La domanda deve essere presentata dal datore di lavoro esclusivamente on line sul sito www.inps.it, avvalendosi dei servizi per “Aziende, consulenti e professionisti”, alla voce “Servizi per aziende e consulenti”, opzione “CIG e Fondi di solidarietà”, selezionando la causale “Emergenza COVID-19 nazionale”. Alla domanda non deve essere allegata la scheda causale o altra documentazione probatoria, salvo il file csv che deve riportare l’elenco di tutti i dipendenti, interessati o meno dalla sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Le aziende possono chiedere l’integrazione salariale per “Emergenza COVID-19 nazionale” anche se hanno già presentato una domanda o hanno in corso un’autorizzazione con altra causale. Il periodo concesso con causale “Emergenza COVID-19 nazionale”, infatti, prevale sulla precedente autorizzazione o sulla precedente domanda non ancora definita. Queste ultime vengono annullate d’ufficio per i periodi corrispondenti. Per i fondi di solidarietà alternativi (FSBA e somministrazione), la domanda va presentata direttamente al fondo di appartenenza e non all’INPS.
Oltre all’ordinaria modalità di erogazione della prestazione tramite conguaglio su Uniemens, è possibile scegliere il pagamento diretto al lavoratore, senza che il datore di lavoro debba comprovare le difficoltà finanziarie dell’impresa.
A tutti i datori di lavoro del settore privato, compresi quello agricolo, pesca e del terzo settore, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, non rientranti nel campo di applicazione della CIGO, del FIS o dei Fondi di solidarietà, possono essere riconosciuti trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga per un periodo non superiore a nove settimane. Sono esclusi i datori di lavoro domestico ed i lavoratori assunti dopo il 23 febbraio 2020. La prestazione è aggiuntiva rispetto alle disposizioni già adottate per i trattamenti in deroga concessi alle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, e per la cosiddetta “zona rossa”.
Per i datori di lavoro con più di 5 dipendenti è necessario l’accordo sindacale, concluso anche in via telematica, con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, relativamente alla durata della sospensione del rapporto di lavoro. Per datori di lavoro che occupano fino a 5 dipendenti, non è necessario l’accordo sindacale, neanche concluso in via telematica.
Ai fini del riconoscimento del trattamento non si applicano:
– le disposizioni relative al requisito dell’anzianità di effettivo lavoro;
– il contributo addizionale;
– la riduzione in percentuale della relativa misura in caso di proroghe dei trattamenti di cassa integrazione in deroga.
Le domande di accesso alla prestazione devono essere presentate esclusivamente alle Regioni e Province autonome interessate, che effettuano l’istruttoria secondo l’ordine cronologico di presentazione delle stesse. La prestazione è concessa con decreto delle Regioni e delle Province autonome interessate, le quali provvedono anche alla verifica della sussistenza dei requisiti di legge. Le Regioni inviano all’Istituto, in modalità telematica tramite il Sistema Informativo dei Percettori (SIP), il decreto di concessione, individuato con numero di decreto convenzionale “33193”, e la lista dei beneficiari.
Quanto alle modalità di ergazione, è possibile esclusivamente il pagamento diretto. Il datore di lavoro è tenuto ad inoltrare il modello “SR 41”.

Inpgi, il condono delle sanzioni civili per i datori di lavoro inadempienti

6 mar 2020 Con circolare n. 4 del 3 marzo 2020, l’Inpgi rende nota la possibilità di procedere alla sanatoria delle inadempienze contributive determinatesi entro il 25 febbraio 2020, tanto nei casi di evasione che di omissione contributiva, con l’integrale pagamento della contribuzione dovuta e di una somma aggiuntiva pari al 3%, in luogo delle sanzioni civili.

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, con nota del 25 febbraio 2020, ha approvato la delibera Inpgi del 24 ottobre 2019, a mezzo della quale l’Istituto, avvalendosi dell’autonoma potestà normativa in materia di sanzioni, ha riconosciuto ai datori di lavoro la facoltà di sanare le inadempienze contributive verificatesi entro la data di approvazione dell’atto da parte dei Ministeri vigilanti.
Pertanto, sia nei casi di evasione che di omissione contributiva, le inadempienze determinatesi entro il 25 febbraio 2020 nei confronti della Gestione previdenziale Inpgi sostitutiva dell’AGO (lavoro dipendente), anche se non ancora accertate, possono essere sanate con il pagamento integrale della contribuzione dovuta e di una somma aggiuntiva pari al 3% su base annua dei contributi non pagati, nel limite del 25% dell’importo totale dei contributi omessi o evasi.
Possono avvalersi della misura agevolativa i datori di lavoro tenuti al versamento dei contributi previdenziali per legge e/o contratto, debitori per omesso o ritardato pagamento degli stessi. La regolarizzazione può riguardare sia i soggetti già iscritti, che quelli di prima iscrizione. I periodi contributivi oggetto di regolarizzazione sono quelli maturati fino al 25 febbraio 2020 (periodo di paga di competenza “gennaio 2020”), essendo irrilevante che i debiti siano oggetto di controversie pendenti in sede amministrativa o giudiziale, qualsiasi sia il grado di giudizio.
Al riguardo, peraltro, per la presentazione di domande di sanatoria non è ammessa la riserva di ripetizione (Corte di Cassazione, S.U., sentenza n. 4918/1998), sicchè:
– nei casi di controversia amministrativa in atto, l’azienda che intenda avvalersi della sanatoria deve effettuare la dichiarazione di riconoscimento del debito contributivo;
– nei casi di controversia giudiziale, l’azienda deve, ulteriormente, effettuare la rinuncia agli atti ed all’azione relativa al debito contributivo oggetto di condono, fermo restando che anche l’Inpgi effettua identica rinuncia nel caso in cui abbia promosso azioni giudiziali contro l’azienda, previa dichiarazione di riconoscimento del debito contributivo da parte dell’azienda stessa.
Le istanze di condono relative all’intero contenzioso contributivo o a parte di esso, devono essere presentate dalle aziende all’Inpgi entro e non oltre lunedì 31 agosto 2020. A tal fine, per le richieste inoltrate a mezzo posta fa fede la data del timbro postale ovvero la data di inoltro della PEC.
Gli importi relativi ai contributi ed alle sanzioni possono essere versati in unica soluzione o mediante rateazione, con applicazione di un tasso di interesse dell’1,5% su base annua, sino a:
– 12 mesi, qualora l’importo oggetto di rateazione sia inferiore a 20.000,00 euro;
– 24 mesi, qualora l’importo sia compreso tra 20.001,00 e 50.000,00 euro;
– 36 mesi, qualora l’importo sia superiore 50.001,00 euro;
Nella domanda di condono, le aziende devono specificare il numero delle rate mensili in cui intendono effettuare il pagamento. Il mancato versamento di due rate anche non consecutive comporta, per il debito residuo, la decadenza dai benefici del condono e la conseguente attivazione delle procedure di recupero, con il ripristino delle sanzioni civili in misura intera.
La sanatoria può avere ad oggetto anche debiti contributivi per i quali l’azienda sia già stata ammessa al pagamento rateale, limitatamente alle rate non ancora pagate. Anche in tal caso, l’importo dovuto può essere corrisposto in un’unica soluzione ovvero in un numero di rate mensili da 12 a 36, ma comunque non superiori a quelle del precedente piano di ammortamento, non ancora scadute all’atto della presentazione della domanda di condono.
Il pagamento, in unica soluzione o in forma rateale, deve essere effettuato utilizzando il modello F24/accise, indicando il codice tributo “CR01”.
I moduli per la presentazione della domanda di condono, denominato “COND. 47/2019”, sono reperibili nella sezione modulistica del sito internet dell’Istituto (www.inpgi.it). Gli stessi vanno presentati, debitamente compilati e sottoscritti, entro la suddetta data di scadenza.
L’Istituto, verificata la domanda e la documentazione allegata, comunica all’azienda, a stretto giro di posta, l’ammissione al condono ed i termini per il versamento delle somme dovute.

Indebiti non pensionistici, le indicazioni Inps sulle modalità del recupero

Ai fini del recupero degli indebiti sulle prestazioni a sostegno del reddito, in mancanza della possibilità di compensazione impropria o laddove, dopo l’operazione, residui una parte di indebito da recuperare, si deve procedere mediante trattenuta sulla prestazione in corso di pagamento, nei limiti del quinto del totale dei trattamenti in godimento, al lordo delle ritenute fiscali, ovvero mediante rimessa in denaro, anche in maniera rateizzata, su domanda dell’interessato e solo per debiti superiori a 100,00 euro (Inps, messaggio 25 febbraio 2020, n. 734).

In attesa della emanazione di uno specifico regolamento recante criteri, termini e modalità di gestione del recupero dei crediti derivanti da indebiti non pensionistici, alle prestazioni a sostegno del reddito vanno applicate le disposizioni del Regolamento in materia di recupero indebiti da prestazioni pensionistiche e da trattamenti di fine servizio/fine rapporto nelle fasi antecedenti l’iscrizione a ruolo (Inps, determinazione presidenziale n. 123/2017), in quanto compatibili.
In primis, il procedimento amministrativo prevede la verifica della possibilità di effettuare una compensazione c.d. impropria. Essa richiede che il credito del percettore sia riferito ad arretrati sulla stessa prestazione. Per medesima prestazione a sostegno del reddito deve intendersi non genericamente una prestazione del medesimo tipo, ma specificamente quella che sorge dallo stesso titolo. A titolo esemplificativo, con riferimento alla disoccupazione agricola, il trattamento riferibile ad una specifica annualità; con riferimento alla NASpI, il trattamento collegato alla cessazione di uno specifico rapporto di lavoro. in tali casi, ha luogo l’elisione delle reciproche partite di debito-credito tra Inps ed assicurato/debitore. Il recupero dell’indebito non soggiace, in tal caso, al limite della misura del quinto della somma dovuta.
In secondo luogo, è previsto l’invio all’interessato di una nota di debito che, oltre alla specifica indicazione della motivazione a base dell’indebito, contiene la diffida a restituire la somma entro 30 giorni dal ricevimento della nota di debito da parte del debitore; la somma viene gravata degli interessi legali nei casi di dolo, ossia nelle ipotesi di c.d. indebito di condotta.
Trascorso infruttuosamente il termine di 30 giorni dal ricevimento della nota di debito da parte del debitore, ha luogo il recupero dell’indebito secondo il seguente ordine di priorità:
1) trattenuta su prestazioni in corso di pagamento, contenuta nei limiti del quinto della prestazione, da calcolare sul totale dei trattamenti in godimento, al lordo delle ritenute fiscali;
2) pagamento mediante rimessa in denaro. Al riguardo, è consentita la rateizzazione su domanda dell’interessato, solo per debiti superiori a 100,00 euro e le rate mensili correnti non possono essere di importo inferiore a 60,00 euro, fatta salva la rata finale. La durata del rateizzo non può essere superiore a:
– 24 mensilità per gli indebiti c.d. “di condotta”, ovvero connessi ad un elemento intenzionale o ad un comportamento commissivo od omissivo che ha generato la prestazione indebita (ad esempio, nel caso di disconoscimento del rapporto di lavoro cui è correlata la prestazione liquidata);
– 36 mesi per gli indebiti c.d. “civili”, ossia quelli per cui l’indebita erogazione risiede in fattori diversi dall’applicazione della specifica disciplina di settore (a titolo esemplificativo, gli indebiti derivanti da pronuncia di sentenza favorevole al beneficiario, riformata in un successivo grado di giudizio);
– 72 mensilità per gli indebiti c.d. “propri”, ossia quelli per cui la causa dell’indebito è da ricondurre ad una motivazione oggettiva insita nelle modalità di calcolo ed erogazione della prestazione.
Per gli indebiti “di condotta” e “civili” la rateizzazione può essere accordata solo per comprovate situazioni socio-economiche dell’interessato e con applicazione sul dovuto, già maggiorato degli interessi legali decorrenti dalle date di effettuazione dei singoli pagamenti, degli interessi legali di dilazione (art. 1282 c.c.) fino all’effettivo soddisfo.

Bonus bebè, importo minimo spettante anche in caso di ISEE assente o difforme

Con circolare n. 26 del 14 febbraio 2020, l’Inps fornisce le indicazioni operative per la richiesta dell’assegno di natalità (c.d. bonus bebè), per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020. La prestazione viene rimodulata con nuove soglie ISEE e può spettare, in applicazione del principio “universalistico”, nei limiti di un importo minimo, anche in caso di ISEE assente o difforme.

Come noto, l’articolo 1, comma 340, della Legge di bilancio 2020, ha confermato l’assegno di natalità (c.d. bonus bebè), per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020, fino al compimento del primo anno di età o del primo anno di ingresso in famiglia a seguito dell’adozione del bambino.
Per quanto attiene i requisiti previsti per la concessione della prestazione, essa spetta su domanda presentata da uno dei genitori entro 90 giorni dalla nascita oppure dalla data di ingresso del minore nel nucleo familiare a seguito dell’adozione o dell’affidamento preadottivo, avvenuti tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2020. In tale caso, la prestazione è riconosciuta a decorrere dal giorno di nascita o di ingresso nel nucleo familiare, del minorenne. Se la domanda è presentata oltre i predetti termini, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.
I richiedenti devono possedere la cittadinanza italiana o comunitaria; in caso di cittadini extracomunitari, l’assegno è spettante laddove essi abbiano lo status di rifugiato politico o lo status di protezione sussidiaria, ovvero siano titolari di:
– permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
– carta di soggiorno per familiare di cittadino dell’Unione europea (italiano o comunitario) (art. 10, D.Lgs. n. 30/2007);
– carta di soggiorno permanente per i familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro (art. 17, D.Lgs. n. 30/2007).
Altresì, è necessaria la residenza in Italia del genitore richiedente e la convivenza con il minore.
Per l’anno 2020, sono previsti nuovi e diversi importi annui della prestazione in base alle fasce ISEE:
– in presenza di ISEE non superiore a 7.000,00 euro annui, l’assegno di natalità è pari a 1.920,00 euro annui o 2.304,00 euro annui in caso di figlio successivo al primo; cioè, rispettivamente, 160,00 euro al mese per il primo figlio e 192,00 euro in caso di figlio successivo al primo;
– se l’ISEE è superiore a 7.000,00 euro annui, ma non a 40.000,00 euro, l’assegno di natalità è pari a 1.440,00 euro annui o 1.728,00 euro annui in caso di figlio successivo al primo;
– qualora l’ISEE sia superiore a 40.000,00 euro, l’assegno è pari a 960,00 euro annui o 1.152,00 euro annui in caso di figlio successivo al primo.
In ogni caso, la durata massima di erogazione dell’assegno è stabilita in 12 mensilità.
Peraltro, per gli eventi del 2020, in assenza di ISEE in corso di validità al momento della presentazione della domanda (ad esempio, DSU non presentata, ISEE scaduto, DSU senza bambino per il quale l’assegno è richiesto, etc.), nonché in presenza di omissioni e/o difformità nell’attestazione ISEE al momento della domanda, l’assegno di natalità è ugualmente corrisposto in presenza degli altri requisiti, nella misura minima di 80,00 euro (96,00 euro in caso di figlio successivo al primo), a differenza di quanto previsto nella precedente normativa
In tali situazioni, il possesso degli ulteriori requisiti (relazione di genitorialità, convivenza con il minore, etc.) deve essere autodichiarato nella domanda di prestazione con assunzione di responsabilità del richiedente in caso di dichiarazioni false e mendaci (art. 76, D.P.R. n. 445/2000).
Laddove, poi, la DSU venga presentata successivamente ovvero regolarizzata entro il termine di validità, l’importo dell’assegno può essere integrato della differenza eventualmente spettante, dalla data di presentazione della DSU dalla quale sia derivato un ISEE minorenni valido, ovvero a decorrere dalla data dell’evento nascita/adozione (se la domanda era stata presentata entro i 90 giorni) o della domanda (se presentata oltre i 90 giorni).
Per il pagamento dell’assegno, l’Inps provvede alla corresponsione in singole rate mensili pari all’importo spettante a seconda del valore dell’ISEE, secondo le modalità (conto corrente, bonifico domiciliato, etc.) indicate dal richiedente nella domanda. L’eventuale richiesta di modifica della modalità di pagamento indicata in domanda deve essere corredata dal modulo “SR163”.
L’erogazione dell’assegno è interrotta per decadenza in caso di perdita di uno dei requisiti di legge (ad esempio, in caso di trasferimento della residenza all’estero, perdita del requisito della cittadinanza, provvedimento negativo del giudice che determina il venir meno dell’affidamento preadottivo, revoca dell’adozione, decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale, affidamento esclusivo del minore al genitore che non ha presentato la domanda, affidamento del minore a persona diversa dal richiedente). L’assegno è invece revocato in presenza di motivazioni che ab origine avrebbero comportato la mancata possibilità di usufruire della prestazione.
L’assegno di natalità non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini Irpef.

Socio-amministratore di SRL e Gestione commercianti, rileva l’ingerenza nel ciclo produttivo

La valutazione congiunta dell’abitualità e della prevalenza del personale apporto del socio, secondo un criterio non predeterminato di tempo e di reddito da accertarsi in senso relativo e soggettivo, deve riguardare le attività lavorative espletate dal soggetto in seno all’impresa, costituenti l’oggetto sociale (al netto dell’attività esercitata in quanto amministratore) e non già la comparazione rispetto a tutti gli altri fattori produttivi (naturali, materiali e personali) dell’impresa (Corte di Cassazione, ordinanza 11 febbraio 2020, n. 3292)

Una Corte di appello territoriale, riformando la decisione di primo grado, aveva ritenuto il socio/amministratore unico di una SRL, non tenuto all’obbligo di iscrizione alla Gestione commercianti e annullato, pertanto, le cartelle esattoriali opposte. La Corte territoriale, in particolare, aveva accolto il gravame sul rilievo che l’apporto fornito dall’intimato, dedito abitualmente agli studi universitari, era integralmente riconducibile a quello di amministratore unico, ancorché in azienda l’attività fosse svolta esclusivamente dal socio/amministratore unico senza l’ausilio di dipendenti o collaboratori coordinati e continuativi. La dichiarazione dell’intimato, raccolta in sede ispettiva e tardivamente prodotta in appello dall’Inps, cui spetta l’onere di provare ed allegare l’espletamento di una attività riconducibile a quella di socio, risultava insufficiente a far ritenere raggiunta la prova della partecipazione al lavoro aziendale agli effetti dell’iscrizione alla Gestione commercianti.
Avverso detta sentenza ricorre così in Cassazione l’Inps, per violazione e falsa applicazione della legge (art. 1, commi 203 e 208, L. n. 662/1996, così come interpretato dall’art. 12, co. 11, D.L. n. 78/2010).
Per la Suprema Corte il ricorso è da rigettare.
Secondo consolidati precedenti di legittimità (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 28137/2018), al fine della sussistenza del doppio onere di iscrizione (Gestione Commercianti e Gestione separata) occorre la coesistenza di attività riconducibili, rispettivamente, al commercio e all’amministrazione societaria.
La relativa verifica è compito del giudice di merito e deve essere effettuata in modo puntuale e rigoroso, potendo assumere rilevanza, ai fini di tale valutazione della prova del personale apporto all’attività di impresa, con diretta ed abituale ingerenza dell’amministratore nel ciclo produttivo della stessa, elementi quali la complessità o meno dell’impresa, l’esistenza o meno di dipendenti e/o collaboratori, la loro qualifica e le loro mansioni.
Quanto all’onere probatorio, esso grava sull’Ente previdenziale, che è tenuto a provare i fatti costitutivi dell’obbligo contributivo (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 23600/2009).
Più specificamente, per il socio/amministratore di società a responsabilità limitata, i requisiti congiunti di abitualità e prevalenza dell’attività, sono da riferire all’attività lavorativa espletata dal soggetto in seno all’impresa, costituente l’oggetto della società ed ovviamente valutata al netto dell’attività eventualmente esercitata in quanto amministratore. Per partecipazione al lavoro aziendale, infatti, deve intendersi lo svolgimento dell’attività operativa in cui si estrinseca l’oggetto dell’impresa (Corte di Cassazione, sentenza n. 12560/2017, riguardo ai criteri da utilizzare per tale ordine di valutazione).
Così, deve essere assicurato alla Gestione commercianti il socio di SRL che si dedica abitualmente e prevalentemente al lavoro in azienda, secondo un criterio non predeterminato di tempo e di reddito da accertarsi in senso relativo e soggettivo, indipendentemente dal fatto che il suo apporto sia prevalente rispetto agli altri fattori produttivi dell’impresa, naturali, materiali e personali (ex multis, Corte di Cassazione n. 17639/2017).