Lavoratori dipendenti, ridotta l’IRPEF per il 2014

A decorre dal 1° gennaio 2014, sono aumentate le detrazioni Irpef per i redditi di lavoro dipendente e assimilati. È quanto disposto dall’art. 1, co. 127, L. n. 147/2013 (Legge di Stabilità 2014).

In particolare, per coloro che percepiscono redditi di lavoro dipendente (con esclusione delle pensioni di ogni genere e degli assegni equiparati) e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, è prevista una detrazione dall’imposta lorda, rapportata al periodo di lavoro nell’anno, pari a:
– 1.880 euro, per un reddito complessivo non superiore a 8.000 euro;
– 978 euro, aumentata del prodotto tra 902 euro e l’importo corrispondente al rapporto tra 28.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 20.000 euro, per un reddito complessivo superiore a 8.000 euro ma non a 28.000 euro;
– 978 euro, per un reddito complessivo superiore a 28.000 euro ma non a 55.000 euro; la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 27.000 euro.
Inoltre, è stata abrogata la disposizione, di cui all’art. 13, co. 2, TUIR, che disciplinava un “correttivo” consistente nell’incremento di un importo da 10,00 a 40,00 euro della detrazione spettante, qualora il reddito complessivo fosse superiore a 23.000,00, ma non a 28.000,00 euro.
Restano invariate, invece, le condizioni di spettanza e le regole per il calcolo e il riconoscimento della detrazione.

Posticipati i termini per il versamento della “mini-Imu”

L’art. 1, co. 680, L. n. 147/2013 (Legge di stabilità 2014) stabilisce che entro il 24 gennaio 2014 deve essere versata la c.d. “mini-Imu” relativa all’anno d’imposta 2013. Tale scadenza era precedentemente fissata al 16 gennaio 2014.

Entro il suddetto termine, i proprietari o altri titolari di diritti reali su beni immobili devono effettuare il versamento del 40% della eventuale differenza tra l’ammontare dell’Imu risultante dall’applicazione della maggiore aliquota deliberata o confermata dal Comune per l’anno 2013 e, se inferiore, quello risultante dall’applicazione dell’aliquota di base.
Il versamento va effettuato tramite modello F24 telematico, utilizzando i seguenti codici tributo:
– “3912 – Imu su abitazione principale e relative pertinenze”;
– “3913 – Imu per fabbricati rurali ad uso strumentale”;
– “3914 – Imu per terreni – Comune”.
I non titolari di partita Iva possono anche presentare l’F24 presso banche, agenzie postali e concessionari. L’imposta può essere versata anche tramite bollettino postale.
Inoltre, si precisa che sempre alla stessa data del 24 gennaio 2014, è comunque effettuato il versamento della maggiorazione standard della TARES, ove non eseguito entro la data del 16 dicembre 2013. I comuni inviano il modello di pagamento precompilato, in tempo utile per il versamento della maggiorazione.

Le novità fiscali previste dalla legge stabilità 2014

Tra le disposizioni fiscali contenute nella legge 27 dicembre 2013, n. 147: la riduzione dell’IRPEF per i lavoratori, la proroga per l’ecobonus e le ristrutturazioni edilizie, l’imposta unica comunale (IUC).

Webtax (comma 33)
A decorrere dall’1 luglio 2014 i soggetti passivi, per acquistare servizi di pubblicità e link sponsorizzati on line, anche attraverso centri media ed operatori terzi, possono rivolgersi solo a soggetti titolari di una partita IVA italiana.
Gli spazi pubblicitari on line e i link sponsorizzati che appaiono durante la visita di un sito internet o la fruizione di un servizio on line attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili, possono essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti, quali editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario, titolari di partita IVA rilasciata dall’amministrazione finanziaria italiana.

Società agricole (comma 36)
Le società di persone, le società a responsabilità limitata e le società cooperative, che rivestono la qualifica di società agricola, possono optare per l’imposizione dei redditi.

Tracciabilità dei canoni di locazione (comma 50)
I pagamenti riguardanti canoni di locazione di unità abitative, ad eccezione per quelli di alloggi di edilizia residenziale pubblica, sono corrisposti obbligatoriamente in forme e modalità che escludano l’uso del contante e ne assicurino la tracciabilità (bonifici o assegni non trasferibili), per qualsiasi importo (pure inferiore a 1.000 euro), anche ai fini della asseverazione dei patti contrattuali per l’ottenimento delle agevolazioni e detrazioni fiscali da parte del locatore e del conduttore.

Riduzione dell’IRPEF per i lavoratori (comma 127)
Dall’1.1.2014, è prevista una detrazione dall’imposta lorda, rapportata al periodo di lavoro nell’anno, pari a:
– 1.880 euro, per un reddito complessivo non superiore a 8.000 euro;
– 978 euro, aumentata del prodotto tra 902 euro e l’importo corrispondente al rapporto tra 28.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 20.000 euro, per un reddito complessivo superiore a 8.000 euro ma non a 28.000 euro;
– 978 euro, per un reddito complessivo superiore a 28.000 euro ma non a 55.000 euro; la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 27.000 euro.
Inoltre, è stata abrogata la disposizione, di cui all’art. 13, co. 2, TUIR, che disciplinava un “correttivo” consistente nell’incremento di un importo da 10,00 a 40,00 euro della detrazione spettante, qualora il reddito complessivo fosse superiore a 23.000,00, ma non a 28.000,00 euro.

Ecobonus e ristrutturazioni edilizie (comma 139)
Prorogato per tutto il triennio 2014-2016 gli sconti per le ristrutturazioni edilizie e il risparmio energetico. Le detrazioni saranno pari rispettivamente al 50% e al 65% per il 2014, confermando quindi l’agevolazione introdotta per il 2013, e scenderanno al 40% e al 50% per il successivo biennio 2015-2016.

Deducibilità dei canoni di leasing(commi 162 e 163)
Le nuove disposizioni si applicano sia ai lavoratori autonomi (art. 54 co. 2 del TUIR) sia alle imprese (art. 102 co. 7 del TUIR), in relazione ai contratti di leasing stipulati dall’1.1.2014.
Per i lavoratori autonomi in caso di beni immobili, la deduzione è ammessa per un periodo non inferiore a dodici anni (invece di 8 a 15 anni), mentre, per le imprese il periodo in cui è consentita la deduzione dei canoni di leasing si riduce alla metà del periodo di ammortamento ordinario per quanto riguarda i beni mobili (invece di 2/3) e a 12 anni per quanto riguarda gli immobili (invece di 11 a 18 anni).

Immobili strumentali (comma 164)
Dal 2014 è prevista l’applicazione dell’imposta di registro in misura proporzionale, pari al 4%, sulle cessioni da parte degli utilizzatori di contratti di locazione finanziaria aventi ad oggetto immobili strumentali, anche da costruire e ancorché assoggettati a IVA.

Abrogazione aumento Iva ridotta
Abrogato l’aumento dell’IVA dal 4% al 10% sulle prestazioni socio sanitarie ed educative rese dalle cooperative sociali.

Imposta di bollo sui prodotti finanziari (comma 581):
L’aliquota dell’imposta di bollo sui prodotti finanziari, dal 2014, passa al 2 per mille (dall’1,5 per mille applicabile nel 2013).
Sempre a fini di equità, non è più previsto alcun limite minimo all’imposta, che si applicherà in modo proporzionale, quindi, senza la misura minima di 34,20 euro, applicabile, per tutti i clienti, fino al 31.12.2013.
Infine, è stata elevata la misura massima dell’imposta, applicabile ai soli clienti diversi dalle persone fisiche, che passa da 4.500,00 euro (applicabile nel 2013) a 14.000,00 euro (applicabile nel 2014).

Visto di conformità per la compensazione dei crediti tributari (comma 574)
I contribuenti che utilizzano in compensazione i crediti relativi alle imposte sui redditi e alle relative addizionali, alle ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito e all’IRAP, per importi superiori a 15.000 euro annui, hanno l’obbligo di richiedere l’apposizione del visto di conformità, relativamente alle singole dichiarazioni dalle quali emerge il credito.

La nuova Service Tax (commi 639-731)
Istituita l’imposta unica comunale (IUC), basata su due presupposti impositivi, uno costituito dal possesso di immobili e collegato alla loro natura e valore e l’altro collegato all’erogazione e alla fruizione di servizi comunali.
La IUC si compone dell’imposta municipale propria (IMU), di natura patrimoniale, dovuta dal possessore di immobili, escluse le abitazioni principali, e di una componente riferita ai servizi.
Quest’ultima si articola:
– nel tributo per i servizi indivisibili (TASI), a carico sia del possessore che dell’utilizzatore dell’immobile, calcolato in base ai metri quadrati o alla quantità di rifiuti e la versa chi occupa l’immobile;
– nella tassa sui rifiuti (TARI), destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore, calcolata sul valore catastale e pagata dai proprietari (nel caso di immobili affittati il conduttore partecipa per una piccola quota, tra il 10 e il 30%).

Proroga del pagamento delle “mini-IMU” (comma 680)
Differito al 24 gennaio 2014 il versamento della seconda rata dell’IMU per l’anno 2013. Alla stessa data è comunque effettuato il versamento della maggiorazione standard della TARES, ove non eseguito entro la data del 16 dicembre 2013. I comuni inviano il modello di pagamento precompilato, in tempo utile per il versamento della maggiorazione.

Deducibilità IMU solo per gli immobili strumentali (comma 715)
L’imposta municipale propria relativa agli immobili strumentali è deducibile ai fini della determinazione del reddito di impresa e del reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni del 20%. La medesima imposta è indeducibile ai fini dell’IRAP.

Per il diritto annuale 2014 valgono le misure del 2011

A fronte delle variazioni poco significative del fabbisogno finanziario necessario per l’espletamento dei servizi che il sistema camerale è tenuto a fornire sull’interno territorio nazionale, anche per il 2014 sono confermate le misure del diritto annuale definite a decorrere dal 2011 dovuto dalle imprese iscritte nel Registro Imprese e Repertorio Economico Amministrativo (R.E.A.). A stabilirlo è il Ministero dello Sviluppo Economico con la Circolare n. 201237/2013.

In considerazione del quadro normativo che prevede l’aggiornamento del diritto annuale come una eventualità e non più come adempimento necessario, il Ministero dello Sviluppo Economico non ha rilevato motivi significativi tali da comportare un aggiornamento delle misure del diritto annuale.
Pertanto, anche per l’anno 2014 restano valide le misure del diritto annuale definite a decorrere dal 2011, sia con riferimento alle misure fisse, alle fasce e alle aliquote di fatturato, che alle misure transitorie definite due anni fa che hanno comportato un obbligo di pagamento in passato non previsto (ad es. le società semplici agricole e le imprese iscritte nel R.E.A.).
Per le iscrizioni delle nuove imprese effettuate nel corso del 2014 la misura del diritto annuale dovuto va versato tramite modello F24 o direttamente allo sportello camerale, entro 30 giorni dalla presentazione della domanda di iscrizione.

Anche per il fondo perequativo nessuna novità per il 2014 e pertanto, la quota del diritto annuale riscosso, considerato come il totale accreditato per diritto annuale sui conti di cassa delle singole camere di commercio alla data del 31 dicembre 2013, da riservare al fondo perequativo è la stessa definita per il 2011, salve le eventuali ulteriori determinazioni che potrebbero rendersi necessarie ove siano approvate in sede di legge di stabilità misure che incidano direttamente o indirettamente sull’utilizzo del fondo.

Trattamento fiscale e catastale degli impianti fotovoltaici

L’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 36/E del 2013, in aggiunta ai chiarimenti forniti già in passato, dirama ulteriori istruzioni necessarie per inquadrare in maniera corretta gli impianti fotovoltaici sul piano fiscale e catastale. Il documento di prassi pone particolare attenzione sulla questione della qualificazione mobiliare o immobiliare degli impianti e alle conseguenze che ne derivano in termini di imposte dirette, Iva e imposta di registro.

Gli impianti si considerano beni immobili quando devono essere dichiarati in catasto, ovvero quando:
– costituiscono una centrale di produzione di energia elettrica che può essere autonomamente censita nella categoria catastale D/1 “opifici” oppure D/10 “fabbricati per funzioni produttive connesse ad attività agricole”, nel caso in cui abbiano i requisiti di ruralità;
– quando sono posizionati sulle pareti di un immobile o su un tetto e per esse sussiste l’obbligo della dichiarazione di variazione catastale. A tal proposito, l’Agenzia precisa che la dichiarazione di variazione catastale è necessaria quando l’impianto fotovoltaico integrato su un immobile ne incrementa il valore capitale (o la redditività ordinaria) di almeno il 15%.

Si considerano beni mobili, invece, quando non è necessario dichiararli al catasto né autonomamente né come variazione dell’unità immobiliare di cui fanno parte perché rispettano specifici requisiti in termini di potenza e dimensioni.

Dalle istruzione dell’agenzia emerge che la qualificazione dell’impianto è legata alla sua rilevanza catastale e pertanto, la sua corretta qualificazione, mobile o immobile, è estremamente importante per il corretto trattamento fiscale.

Infatti, a titolo di esempio, il trattamento degli impianti ai fini Iva (regime ordinario o di esenzione) varia a seconda, appunto, della qualificazione dell’impianto e ai fini delle imposte dirette, il costo sostenuto per la realizzazione dell’impianto è deducibile a titolo di ammortamento con aliquota che varia appunto a seconda della predetta qualificazione.
Ai fini dell’imposta di registro, invece, nel caso di cessione a titolo oneroso di impianti fotovoltaici, la disciplina fiscale applicabile, varia in ragione del trattamento ai fini IVA.
A partire dal 2014, inoltre, le cessioni di impianti fotovoltaici qualificati come beni immobili, che non rientrano nel campo Iva, scontano l’imposta di registro nella misura proporzionale del 9%.

L’Agenzia delle entrate, infine, nell’intento di sciogliere qualsiasi dubbio degli operatori del settore, fornisce anche particolari istruzioni sulle ipotesi di impianti realizzati su beni di terzi e quelli acquistati in leasing, sulla possibilità di disapplicare la disciplina delle società non operative a coloro che producono energia fotovoltaica, anche nel caso specifico delle holding, e sul trattamento Iva delle locazioni di terreni destinati a realizzare impianti. Infine, le ultime considerazioni sono per il nuovo sistema di incentivi V Conto Energia.

Tassazione del “Premio fedeltà”

Costituisce reddito imponibile ed è soggetto a tassazione il premio fedeltà erogato al lavoratore dopo 25 di servizio. Lo ha deciso la Corte di cassazione con l’ordinanza n. 27099 del 2013.

La controversia promossa dal lavoratore contro l’Agenzia delle Entrate attiene al silenzio rifiuto dell’ente sull’istanza di rimborso delle trattenute operate dal datore di lavoro sul “premio fedeltà” corrispostogli dal Credito Italiano al raggiungimento del 25° anno di servizio. La CTC adita riteneva non assoggettabile a tassazione il premio in questione.
Innanzi a tale decisione l’Agenzia proponeva ricorso in Cassazione e il contribuente resisteva con controricorso.
Nel merito l’Agenzia assumeva la violazione dell’art. 17 del dpr 636/1972 laddove la CTC aveva ritenuto non tassabile l’erogazione in esame.
Sulla base del consolidato principio della giurisprudenza della Suprema Corte, in tema di imposte sui redditi, il cosiddetto “premio fedeltà” fa parte del reddito imponibile, potendo essere esclusa la tassabilità delle somme percepite solo se ricorrono i requisiti della eccezionalità e della non ricorrenza della erogazione liberale, effettuata a favore della generalità dei dipendenti o di categorie di dipendenti. La ricorrenza del venticinquesimo anno di servizio non può ritenersi evento riconducibile a tale concetto, trattandosi di avvenimento naturale e prevedibile.
La Cassazione, pertanto, rigetta il ricorso proposto dal lavoratore avverso il silenzio rifiuto dell’Agenzia sull’istanza di rimborso delle trattenute operate dal datore di lavoro sul “premio fedeltà”.

Semplificazioni in materia di misuratori fiscali

Dal 2014 stop alla dichiarazione cartacea relativa ai registratori di cassa. Scompare l’obbligo di comunicazione all’Agenzia delle entrate (Provvedimento 17 dicembre 2013, n. 150227 dell’Agenzia delle entrate).

 

Dal 1° gennaio 2014 gli esercenti non dovranno più inviare all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione cartacea in caso di attivazione, variazione e disinstallazione dei registratori di cassa.

L’Agenzia delle entrate con il provvedimento in oggetto stabilisce che la prima verifica periodica del registratore di cassa deve essere effettuata esclusivamente dal laboratorio o dal fabbricante abilitati al momento della messa in servizio dell’apparecchio.

Questo consente un notevole alleggerimento degli adempimenti a carico degli esercenti, che non dovranno più inviare alla Direzione provinciale la dichiarazione cartacea, tramite lettera raccomandata, relativa alla messa in funzione, variazione e disinstallazione dei misuratori fiscali. Le informazioni contenute nelle dichiarazioni soppresse sono infatti contenute anche nel libretto fiscale di dotazione dell’apparecchio misuratore e vengono comunicate telematicamente da chi compie la verifica periodica al momento dell’installazione o della disinstallazione del misuratore.

 

 

Niente Imu per il magazzino delle imprese edili

Il Ministero delle finanze, con la risoluzione 11 dicembre 2013, n. 11/DF, ha chiarito che i fabbricati oggetto di interventi di incisivo recupero rientrano nel campo di applicazione di esenzione della seconda rata dell’Imu, solo a partire dalla data di ultimazione dei lavori di ristrutturazione.

Il Legislatore ha operato un’equiparazione tra i fabbricati oggetto degli interventi di incisivo recupero e i fabbricati in corso di costruzione. I primi, infatti, sono, alla stessa stregua dei secondi, considerati, ai fini della determinazione della base imponibile IMU, area fabbricabile fino all’ultimazione dei lavori.
Infatti, sulla base delle disposizioni in materia di Imu il Mef ritiene che, il concetto di “fabbricati costruiti”, contenuto nelle norme in esame, comprenda anche il fabbricato acquistato dall’impresa costruttrice sul quale la stessa procede a interventi di incisivo recupero.
Pertanto, nell’esenzione in oggetto è compreso anche il c.d. “magazzino delle imprese edili.

Si ricorda che lunedì 16 dicembre 2013 è l’ultimo giorno utile per i proprietari o altri titolari di diritti reali su beni immobili per effettuare il versamento della seconda rata dell’imposta municipale propria (Imu), tramite il modello F24 telematico. I non titolari di partita Iva possono anche presentare l’F24 presso banche, agenzie postali e concessionari. L’imposta può essere versata anche tramite bollettino postale.
Il suddetto versamento è stato cancellato (D.L. n. 133/2013) per:
– le abitazioni principali non di pregio, non appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9;
– le unità immobiliari delle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari, gli alloggi assegnati da Iacp o da altri enti di edilizia residenziale pubblica, la casa coniugale assegnata a seguito di provvedimento di separazione o divorzio, l’unico immobile posseduto e non locato dagli appartenenti alle Forze armate, alle Forze di polizia, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco e alla carriera prefettizia;
– gli immobili che i Comuni hanno equiparato all’abitazione principale;
– i fabbricati rurali a uso strumentale;
– i terreni agricoli, nonchè quelli non coltivati, posseduti e condotti da coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola.

Alle imprese soggette a cancellazione non è richiesta la PEC

L’obbligo che impone alle imprese individuali attive e non soggette a procedura concorsuale, a depositare, presso l’ufficio del registro delle imprese competente, il proprio indirizzo di posta elettronica certificata entro il 30 giugno 2013″, non trova applicazione per le imprese individuali in fase di cancellazione dal registro delle imprese.

È quanto ha chiarito il Ministero dello sviluppo economico, con la circolare 02 dicembre 2013, n. 3664/C.
Ai sensi dell’art. 5, co. 2, D.L. n. 179/2012, “Le imprese individuali attive e non soggette a procedura concorsuale, sono tenute a depositare, presso l’ufficio del registro delle imprese competente, il proprio indirizzo di posta elettronica certificata entro il 30 giugno 2013. L’ufficio del registro delle imprese che riceve una domanda di iscrizione da parte di un’impresa individuale che non ha iscritto il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, in luogo dell’irrogazione della sanzione prevista dall’articolo 2630 del codice civile, sospende la domanda fino ad integrazione della domanda con l’indirizzo di posta elettronica certificata e comunque per quarantacinque giorni; trascorso tale periodo, la domanda si intende non presentata.”.
La suddetta disposizione negativamente esclude dall’obbligo le imprese in stato di procedura concorsuale e positivamente richiede il requisito di essere attive. Ove si ricolleghi tale disciplina all’articolo 2196, c.c., che dispone “L’imprenditore deve inoltre chiedere l’iscrizione delle modificazioni relative agli elementi suindicati e della cessazione dell’impresa, entro trenta giorni da quello in cui le modificazioni o la cessazione si verificano”, appare di tutta evidenza che, al momento della richiesta di cancellazione, l’impresa individuale ha già cessato l’attività, e pertanto non possiede più il requisito positivo di “impresa attiva”, presupposto per l’applicazione della disciplina in oggetto.
Pertanto nel caso di imprese individuali che chiedano la cancellazione dal registro delle imprese non trova applicazione l’obbligo di iscrizione dell’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) al registro delle imprese.

Regolamentato il commercio di sigarette elettroniche

9 dic 2013 Approvato il regolamento che disciplina la commercializzazione delle sigerette elettroniche, delle ricariche e delle parti di racambio (cd. prodotti succedanei del tabacco). Dal prossimo anno la produzione e l’importazione di tali prodotti sarà soggetta al regime del deposito fiscale, con l’applicazione dell’imposta di consumo.

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 287 del 7 dicembre 2013, il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 16 novembre 2013 contenente la disciplina del regime di commercializzazione dei “prodotti succedanei del tabacco”. Il decreto citato stabilisce il contenuto dell’istanza e le modalità di richiesta dell’autorizzazione, le procedure per la registrazione e la variazione dei prezzi di vendita al pubblico, nonché le modalità di prestazione della cauzione, di tenuta dei registri e documenti contabili, di liquidazione e versamento dell’imposta di consumo, anche in caso di vendita a distanza, di comunicazione degli esercizi che effettuano la vendita al pubblico.
A decorrere dal 1° gennaio 2014 la commercializzazione di sigarette elettroniche, inclusi i ricambi e le ricariche, è soggettata ad imposta di consumo nella misura del 58,5% del prezzo di vendita al pubblico.
A tal fine i produttori e gli importatori dovranno richiedere l’autorizzazione preventiva all’Agenzia delle dogane e dei Monopoli, per la gestione in regime di deposito fiscale, dei flussi di carico e scarico di tali prodotti.

Il rilascio dell’autorizzazione è subordinata al possesso dei requisiti già previsti per la gestione dei depositi fiscali di tabacchi lavorati (requisiti personali e morali, di sicurezza dei locali adibiti a deposito), oltre alla prestazione di specifica cauzione, con validità almeno biennale, di importo pari all’ammontare presuntivo dell’imposta di consumo da versare. A decorrere dal terzo periodo di imposta, l’importo della cauzione dovrà essere adeguato in misura tale da non risultare inferiore all’imposta media dei due periodi di imposta precedenti.

La commercializzazione dei prodotti succedanei del tabacco è subordinata, altresì, alla preventiva iscrizione in apposito tariffario disposta con provvedimento dell’Agenzia dei prezzi di vendita al pubblico dei singoli prodotti. Il tariffario viene pubblicato attraverso il sito internet dell’Agenzia ed ha validità a decorrere dalla data di pubblicazione. La stessa procedura deve essere utilizzata per le variazioni dei prezzi di vendita al pubblico.

La gestione mediante deposito fiscale consente all’Amministrazione finanziaria un controllo costante delle quantità di prodotti immessi sul mercato. Il soggetto autorizzato deve comunicare mensilmente all’Agenzia l’elenco dei punti di vendita riforniti nel mese precedente, indicando per ciascuno le quantità e i prezzi di vendita al pubblico dei singoli prodotti forniti. I prodotti succedanei del tabacco fabbricati o introdotti nel deposito fiscale devono essere registrati giornalmente, previa emissione della bolletta di carico (presa in carico). Per ciascuna estrazione, invece, deve essere emessa la bolletta di scarico in duplice esemplare: uno conservato agli atti del deposito, mentre l’altro accompagna i prodotti ed è consegnato al destinatario. Ogni quindicina del mese, deve essere redatto e trasmesso all’Agenzia delle dogane un prospetto riepilogativo dei carichi e degli scarichi.

In relazione ai prodotti estratti per ogni quindicina del mese è versata l’imposta di consumo, calcolata applicando l’aliquota (58,5%) al valore complessivo dei prodotti succedanei del tabacco estratti dal deposito; quest’ultimo è determinato in base al prezzo di vendita e alle rispettive quantità. L’imposta deve essere versata, mediante F24-accise:
– entro la fine del mese, per i prodotti estratti nella prima quindicina;
– entro il giorno 15 del mese successivo, per i prodotti estratti nella seconda quindicina del mese.

Qualora il soggetto che fabbrica o detiene i prodotti succedanei del tabacco risieda in uno dei Paesi dell’Unione Europea e li fornisca ai punti vendita per essere consumati nel territorio italiano, deve nominare un rappresentante fiscale, comunicandone le generalità all’Agenzia. Quest’ultimo assolve agli adempimenti ordinari, provvedendo alle comunicazioni periodiche ed al versamento dell’imposta di consumo.